9. Guida al prossimo vostro
Untitl.Ed, 2009
"Che importa agli altri di me?": questa la domanda/traccia che, un po' provocatoriamente, abbiamo proposto all'attenzione di Giacomo Bencistà, autore di uno dei blog più ostinatamente pensosi e anti-attuali della rete italiana, nonché personaggio dei più schivi. Naturalmente, quella che volevamo era una risposta sincera e un po' arrischiata, possibilmente lunga un libro.
Alla domanda, dichiaratamente maliziosa, Giacomo si è limitato inizialmente ad "aderire con simpatia", prendendosi un po' di tempo per ponderare la questione. Dopodiché, ha deciso di rispondere con metodo - e poiché i suoi metodi sono sempre piuttosto minuziosi (e dilatori), la domanda originaria non poteva che figliare.
Da "che importa agli altri di me?" si è giunti in breve tempo a "che importa a me degli altri?", passando per dei dubbiosi "ma dovrebbe poi importar loro qualcosa, di me?", fino a un più temerario "che m'importa degli altri? molto!". Insomma: invece di rispondere alla nostra domanda, cercava di depistarci - o di incantarci? Sia come sia, questo modo di fare ci ha fatto pensare a un insegnante d'altri tempi: una sorta di precettore, un po' all'inglese. Ci siamo messi allora, insieme a lui, a giocare d'immaginazione: un edificio isolato e severo, un vecchio college in mezzo al nulla, dove s'insegna... che cosa? Beh: dove un personaggio di dubbia autorevolezza in materia pretende di spiegare a una piccola schiera di eletti discepoli, addirittura il rapporto fra l'uomo e il suo prossimo, insomma la relazione con l'altro da sé. "Da quale pulpito?" è un'espressione che facilmente affiora alla mente, ora divertita ora francamente scandalizzata, man mano che si va avanti nella lettura di questo libro.
Ma il dubbio di una gigantesca impostura viene temperato, di pagina in pagina, dai modi soavi del precettore/conduttore, dalla sua grazia spesso sinceramente divertita, da una prosa impregnata di "educazione". Un libro sul controllo, sulla tranquilla e ostinata paura dei rinunciatari, sulla resistenza rocciosa dei timidi. E alla fine del libro non si sa neppure chi ha perso e chi ha vinto, né eventualmente che tipo di attestato vi daranno per esservi lasciati condurre fino a quel punto da un personaggio tanto stravagante. Per accorgervi poi che si è parlato di cose molto semplici, di preoccupazioni del tutto umane, e di problemi che (se siete un certo tipo di persona) finirete anche voi col considerare felicemente insormontabili.
