6. Sicilia

Untitl.Ed, 2006

 

Il sesto libro Untitl.Ed è scritto in italiano da una donna spagnola, galiziana per la precisione. L'autrice Maria Carrazoni scrive in rete da molti anni, ma ha sempre scritto in italiano, nella rete italiana. La sua lingua quindi, o almeno quella che abbiamo imparato a conoscere in rete, è una strana mescola di vocaboli italiani e sintassi spagnola (o a volte viceversa), e da questo miscuglio emergono alcune immagini fortissime, spesso generate proprio dall'"assurdità" dello scrivere in una lingua non propria, nella lingua non-madre. Fra gli altri elementi della mescola riconosciamo riferimenti continui alla cultura italiana degli anni cinquanta-sessanta, e forse non a caso, a tutti quegli scrittori e registi che proprio negli anni del dopoguerra tentarono di costruire un italiano popolare e colto insieme, colloquiale ma non dialettale.
L'occasione di questo libro è stata un vero viaggio: "ho pensato che quest'estate voglio andare in Sicilia, e che nel viaggio mi porterò un taccuino e inizierò a scrivere questo libro", così ci annunciò Maria prima di partire, e forse fu un sistema per darsi coraggio: lei odia gli aerei. La forma del taccuino di viaggio, dunque, non è solo una scelta letteraria, ma rispecchia la decisione di costruire il libro in un tempo limitato ed entro un preciso campo visivo. In realtà lo scenario siciliano, fatto soprattutto di cieli e nuvole multiformi e veloci, si rifà a un'immaginario quasi esclusivamente cinematografico, finendo col saldare l'immagine della Sicilia a quella di qualunque panorama "grandioso", alludendo costantemente alla mutevolezza e alle distanze incolmabili.
La protagonista (o il protagonista a volte, in un delicato e quasi impercettibile alternarsi dei sessi nello stesso io narrante) sceglie di tenere, senza alcun pudore dei sentimenti, il diario della propria "disintossicazione d'amore", e lo fa con la stessa calma ossessività di chi sta cercando di smettere di fumare. La narrazione, dato il tema, era a rischio di loop: per garantire l'uscita dal cerchio (e all'editore, più prosaicamente, la realizzazione di un libro finito), il racconto viene bruscamente interrotto - ma all'interruzione, come davanti a un faro improvvisamente acceso su di sé, il/la protagonista si scuote e sorride, alludendo a una messa in scena o a un gioco di specchi.

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