5. Nessuno a cui parlare

Untitl.Ed, 2006

 

Il quinto libro Untitl.Ed è un libro scomodissimo, urticante. Cecilia Deni (in rete Capsicum) è medico di base in un paesino nei pressi di Bologna. Nel suo blog, per anni, non ha fatto che raccontare del suo lavoro: con passione, e cioè alternativamente con rabbia, desolazione, incertezza sul da farsi, orgoglio, allegria. Non potevamo chiedere a Cecilia un libro che parlasse di cose diverse da queste, e difatti le abbiamo chiesto semplicemente di continuare a scrivere, in questo libro, della sua vita da medico.
Ben presto si è capito però, che un semplice susseguirsi di giornate e casi umani (prima ancora che clinici: per Cecilia è sempre stato così) non sarebbe bastato. Quello che insieme abbiamo cercato di ottenere, allora, è stato un libro che rendesse conto non tanto di quanto fosse esaltante e insieme disperante il suo lavoro di medico, ma anche del destino esistenziale, se così si può dire, del medico di base, che è quello di offrire parole agli altri (ai pazienti, ai parenti dei pazienti, ma anche a tutte le persone che gli stanno intorno: il medico come "sapiente" per eccellenza) e insieme quello, più oscuro e doloroso, di chi non sa "a chi parlare".
La domanda al fondo di questo libro è una cosa semplice: a chi può rivolgersi un medico quando tutto il male degli altri inizia a ucciderlo? La risposta più ovvia è già presentata fin dalle prime pagine: a uno psicanalista. Ma vedremo da subito come perfino davanti a uno psicanalista, invece di cercare risposte per sé, la dottoressa, troppo abituata a elaborare diagnosi (anche dure, anche terribili da sopportare) ingaggia una sorta di gara dialettica nella quale, "per deformazione professionale", è condannata a vincere, restando così completamente isolata.
Qualcuno ha detto che questo libro dovrebbe stare sui tavolini delle sale d'aspetto di tutti gli studi medici. Chissà se sarebbe possibile, se sarebbe sopportabile per i pazienti. Quel che è certo, è che una cosa del genere ci farebbe guardare al medico al quale andiamo incontro con una compassione che mai avremo creduto di provare per la figura più "sapiente" (e in certo qual modo "potente" al massimo grado, con potere di vita e di morte) con la quale ognuno di noi ha modo, nel corso della sua vita, di avere a che fare.