2. Voice Recorder
Untitl.Ed, 2005
Il secondo libro Untitl.Ed è scritto da una blogger sui generis. Il blog "la Bottega di Scrivana" (così si è sempre chiamata in rete l'autrice, Alessandra D'Agostino) esiste infatti da molti anni, e ha sempre avuto una caratteristica che più tardi diventerà struttura portante del cosiddetto microblogging (twitter in primis, e poi certamente facebook): quella di narrare attraverso accenni, spezzoni di discorso, brandelli di dialogo (con altri o con se stessi, è indifferente), come se dall'orecchiare qui e là l'ipotetico lettore/ascoltatore fosse davvero in grado, sia pure per sommi capi, di ricostruire l'intera scena (che si tratti di un noir, di un film d'amore, di un cartone animato, non è questo l'importante).
Questo libro si chiama Voice Recorder: l'idea di partenza è stata appunto il sonoro dei film in presa diretta, e quindi il microfono a collo di giraffa che, calato dall'alto e spostandosi da una coppia di interlocutori all'altra, finisce col captare un intero tessuto di suoni.
Toni quindi allegri e tristi, disperati e allegramente acidi, realistici o completamente onirici, si susseguono senza interruzione e senza spiegazione alcuna, fino a quando questo mondo sonoro prende, ai nostri occhi (e non più quindi alle nostre orecchie) la sua definitiva consistenza,
L'autrice, Scrivana, nella vita si è occupata a lungo di copywriting: ha lavorato cioè sull'espressione breve, sul linguaggio-base, sul pop verbale. In questo suo primo libro, come nel suo blog, prova a immettere nella prassi apparentemente gelida di questo "mestiere" la sua straordinaria carica emotiva: quella sostanza sentimentale alla quale il mondo della comunicazione cerca sempre di alludere, senza mai arrivare a saggiarne i dolorosi effetti.
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