11. Animanti
Untitl.Ed, 2009
Tutto è nato da un testo affascinante rintracciato nel web: il "De equo Animante" di Leon Battista Alberti, che nella versione curata da Antonio Videtta viene tradotto così: "Il cavallo vivo" (altrove, e con minore efficacia, "Il cavallo dal vivo"). Intorno a questa parola, "animante", così spesso usata nel rinascimento in riferimento agli animali, alcuni di noi si sono trovati a interrogarsi, passandosi l'un l'altro un po' di curiosità per qualche giorno, come spesso avviene in certe chiacchiere di rete, per poi lasciar perdere gradualmente tutto senza che nessuno di noi fosse arrivato a formulare, riguardo all'argomento, un pensiero consistente.
Dopo mesi dalla scoperta del "De equo animante", ecco apparire all'orizzonte un altro testo splendido dell'Alberti. Lo porta una di noi, è tratto dal secondo volume del Theogenius (quindi è in volgare), e di nuovo parla di animali, e di "animanti" laddove vuol riferirsi alle bestie vive, cioè dotate di spirito, animate dal soffio, patenti e senzienti come l'uomo, ma profondamente diverse dall'uomo e incommensurabilmente più innocenti.
Così, dalla fascinazione per una parola e dalla lettura di questo nuovo testo albertiano, tanto limpido nella compassione per le sorti dell'uomo così come nel rispetto per le bestie, è nata un'idea: quella di raccogliere, a memoria, tutti i frammenti di post, di chat, di e-mail, in cui le stesse tre persone convenute casualmente intorno a quei testi si erano trovate a parlare, in passato, di animali di vario tipo.
Sorprendentemente, gli animali erano davvero tanti. Ne è nato, più che un bestiario a carattere astratto e fantastico, un susseguirsi di sguardi assorti su questo o quell'animale "vivo".
Più che raccolta antologica o gioco collettivo (in realtà il volume è stato curato da una sola persona, anche se raccoglie testi di tre autori diversi), questo libro vuol essere un confuso atto di riconoscimento, prima ancora che di amore, verso le bestie.
