1. Vedrai vedrai

Untitl.Ed 2005

 

Il primo libro Untitl.Ed è un libro di racconti, e a raccontare è una specie di cantastorie, molto curiosa degli uomini, delle donne e dei loro segreti anche poco presentabili. Forse sinceramente compassionevole, anche se mai troppo sentimentale: addirittura fredda, all'apparenza.
L'autrice Alessandra Galetta, romana, vive in Olanda da tanti anni, ma solo il primo dei quattro racconti è ambientato lì: gli altri tre sono ambientati in un'Italia molto desolata, molto sfrangiata. Nessuna città precisa, anche se ogni spazio ci sembra (per un attimo almeno) perfettamente conosciuto e riconoscibile. Si tratta di luoghi sfumati, come in un mosso fotografico, ma soprattuto si tratta di "provincia": "provincia" in Europa come in Italia, "provincia" in uno squallido condominio di città, "provincia" al mare o in treno, "provincia" in camion, "provincia"  in scriteriate villette costruite ai bordi di statali qualsiasi e abbandonate all'umidità dell'inverno.
Una provincia vista da lontano quindi, e da una che dall'Italia se n'è andata, con l'amore e la durezza di cui è capace un'espatriata: un 'emigrante di lusso, così si è sempre definita l'autrice, che proprio in questa "provincia" amata/odiata, ma soprattutto ricordata e quindi sfocata dal ricordo, decide di ambientare le sue quattro storie di emarginati, saldando l'estero e la sua Italia in un unico, indigeribile, vischioso panorama. Si tratta di emarginati veri, di quelli cioè che non sospettano di esserlo, anzi si sentono al centro del mondo, padroni della vita e della morte (propria, degli altri) e soprattutto in grado di sfidare la sorte, e vincere sicuramente.
"Vedrai vedrai" è naturalmente una citazione della canzone di Tenco: vedrai vedrai, vedrai che cambierà, forse non sarà domani, ma vedrai che cambierà. E i disgraziati del libro ci credono davvero - perché se non credessero alla Fortuna, a cos'altro potrebbero credere?