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Recensione in posta privata

E' un libro triste e romantico sulla solitudine. Il tennis è lo sport solitario per eccellenza, il tuo avversario è lontano, con lui comunichi solo nell'istante in cui lo guardi per capire dove tirerà, poi torni a concentrarti sul tuo vero obiettivo che è la pallina, naturalmente. E' un libro molto romano, anche, dove il negozio è Bartoni, il Circolo è quello giusto, l'estate si va a Sabaudia o al Circeo, se stai investendo qualcuno scopri che è Moravia e se presti la moto a qualcuno è Alessandro Momo. Tutti lavorano alla Rai o in qualche Ministero. Le tenniste sono le ragazze che ogni cinquantenne vede passare per strada, e pensi che te le faresti tutte, e una volta non era così, eri molto più selettivo. L'odore della terra rossa è un topos in cui riconoscersi, Facebook e Youtube, la rete in genere, è altro, è un mondo dal quale siamo comunque generazionalmente tagliati fuori. Perchè non sappiamo viverlo con freddezza tecnologica, ma come uno specchio che continuamente ci rimanda il nostro tempo, che diminuisce ogni giorno che passa.
La morte ritorna più volte, fino alla fotografia finale e al suo racconto, pieno di voglia di non vivere. Che comunque non è la mia, come quasi tutte le cose che De Zordo descrive. Quasi, naturalmente, ma su questo mi permetterai di glissare.

[Fulvio Frezza, tennista, su Le tenniste]

Posted on mar 17, 2011 at 06:22PM by Registered Commenteruntitled io | Comments Off

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