che ti sei perso?
Mercoledì del furore: noi ci siamo stati. E sfatiamo un mito: i blogger non sono tanto bravi a raccontare, perché si distraggono continuamente.
Il giorno dopo, secondo sghembo
Il giorno dopo, secondo mics

E poi sì, c'era la mamma di mics. Siccome ha comprato il libro di sghembo, e fors'anche il libro di suo figlio, le abbiamo regalato ma-mma, il libro di nadia. E poi c'era HaDa, vecchia retaiola non-blogger, con un bellissimo cappello. E poi c'era davide di portobeseno. E le signore del Furore. E un'architetta bionda. E qualche altra persona.
Io davide mics e sghembo siamo andati poi a cenare in un posto un po' in alto, su una vallata che non è proprio una depressione, ma una specie di conca dolce, come una mano semiaperta piena di luci. Noi eravamo da qualche parte vicino al polso della mano, a bere vino che si produce lì sotto.
Chissà perché si è parlato di prima guerra mondiale - cioè LA guerra, pare che sia, per la gente di qui. Io ascoltavo senza dire niente perché per me la prima guerra mondiale non è nulla, altro che qualche nome sul monumento ai caduti e qualche pagina sfocata in un libro di scuola, ma davide pareva esserci stato dentro lui, nelle trincee, tanto il suo allenamento a raccogliere la memoria degli altri.
Poi niente: a ritroso, un pomeriggio passato nei bar, a bere prima caffé, poi grappa e caffé corretto, e poi finalmente solo grappa. Al terzo bar, io sghembo e HaDa entravamo dalla porta che sembravamo Gli Intoccabili, quasi la gente si spostava al passaggio, perché facevamo vento. Nel piazzale del Mart, invece, vento non ce n'era, ma invece un sole netto e molto molto articolato, ragnesco, che abbiamo tutti fotografato in vari modi.
E a ritroso ancora: all'inizio, c'eravamo solamente io e HaDa. Che abbiamo visto una bellissima mostra, questa.
Niente insomma, un tipico incontro Untitl.Ed. Anzi untitled. Talmente senza titolo che quasi non si sa bene che cosa raccontare. Ma poi sì, si è parlato dei libri di Mikelsghembo e Michelemics. O cioè, meglio: non se n'è parlato - loro hanno letto (un po' letto un po' raccontato) pezzi dei loro libri, a turno dandosi spazio. E alla fine, chissà come, i due libri si sono quasi mescolati in un libro solo. Loro leggevano a bassa voce, tranquilli e senza troppo furore, non c'era molta differenza fra quello che raccontavano a braccio e quello che stava scritto nel libro - ma me ne sono accorta piano piano, che voce dello scritto e voce del parlare si confondevano spesso, che la materia era la stessa, e che questa sensazione l'ho provata con tutti loro, gli autori dei libri Untitl.Ed, in più di un'occasione. Poi chissà, se in questo c'entra la rete. Secondo me sì, c'entra, ma come al solito è una cosa difficile da spiegare, e anche stavolta mi sa che non ci siamo riusciti (comunque dai, un po' ci abbiamo provato...)
P.S. a proposito: molte grazie a zu (su uniteblogzine e un po' dappertutto), a portobeseno, a narrabilando e alla biblioteca civica di rovereto per le segnalazioni in rete :)
