Derive e ammuina
Il giorno 25/06/07, giuliomozzi ha deciso di riavviare le attività di vibrissebollettino con un'intenzione quanto mai velleitaria (seguite il link perché l'articolo non è più in homepage e non ci sono archivi)
Al modo di Mozzi, la questione è stata inizialmente presentata in modo lievemente misterioso e ammiccante. Quasi un gioco, con l'accento sul quasi. Ma c'è voluto poco ad accorgersi che, col nuovo corso di vibrisse, le dinamiche della discussione potevano cambiare, gli interventi diventare più muscolari, le posizioni un poco più problematiche - perché la questione proposta era e resta problematica.
Untitl.Ed si appassiona moltissimo al tema dei poteri, anzi Untitl.Ed, fin dalla sua nascita, si è cimentata in infinite discussioni intorno al tema dei poteri. Noi ci chiamiamo Untitled proprio perché ci siamo trovate una collocazione precisa rispetto a questo fatto, e in particolare rispetto allo strapotere della credenziale (del titolo) in ambiente letterario. Una collocazione scomoda e fantastica, che in questi quasi tre anni di avventura ci ha esposto a un rischio continuo di equivoco e di incomprensione agli occhi di tutti: del pubblico e, come si dice, degli operatori del settore. E' ovvio allora che se nasce una discussione intorno a questo fatto (una discussione che si prospetta un po' più realistica e disincantata rispetto alla vecchia visione Guardiani della Soglia versus popolo alle porte, che era proprio un kolossal alla De Mille), noi ci siamo dentro di default.
Lungi dal mostrare la corda, la discussione sta però subendo deviazioni ragguardevoli rispetto al tema iniziale, pur difficile da affrontarsi. Malintendendo secondo me il senso della proposta newvibrisse, invece di sollecitare interviste a persone che detengono veramente un potere nel clic, molti commentatori si sono messi ad autointervistarsi narrando le peripezie non di se stessi che cercano di entrare nel clic, ma del loro libro e delle correzioni che ha avuto in fase di accettazione e di editing. Quando Tossani in questo post, per l'ennesima volta e non diversamente da altri (cito pulce, Felice Muolo, Bartolomeo di Monaco etc), ha mostrato di desiderare che la discussione vertesse soprattutto su questo tipo di binario, e cioè sulle specifiche tecniche ed economiche spicciole del lavoro editoriale, mi accingevo a postare, un po' irritata, questo commento:
Raccontate, oh scrittori, del vostro simpatizzare e conversare, del vostro inerpicarvi o del vostro scivolare su e giù per i rilievi del clic, del vostro stare al posto giusto al momento giusto o viceversa, invece di raccontarci del vostro editing e del numero di correzioni apportate al vostro prezioso libro: queste sono vicende che niente hanno a che fare con l'analisi (più ampia, più insidiosa, più interessante) che all'inizio pareva prospettarsi qui dentro. La mia nota di prima sulla questione dell'editing era volutamente generica, e il mio intento volutamente liquidatorio - ho fallito nell'intento evidentemente, poco male, ma se la discussione continua in questo modo non mi appassiona più per niente. Poi certo, mi risponderete chissene, e vabbè - ma non vi siete scocciati di farvi sbriciolare fra le mani qualsiasi questione grossa, qualsiasi tema che non possa essere ridotto in chiacchiera o in piccola confidenza? E inoltre: se uno è curioso di conoscere i meccanismi tecnici ed economici di produzione editoriale, allora si faccia una ricerca e s'informi dove gli pare, perché scegliere di farlo qui?
Poi, sempre, aspetto l'intervista a qualche pezzo grosso, o almeno a qualche detentore di un qualche potere all'interno del clic, o vero conoscitore dello stesso. Pure la Borgonovo ha parlato dei suoi metodi di lavoro, e solo di striscio (in un commento) ha raccontato di come è arrivata a fare quel lavoro. Tanto di cappello, ma delle sue relazioni e delle sue mediazioni all'interno del clic non ci ha detto ancora nulla. Come non ci ha detto ancora nulla Mozzi nel suo bell'inizio di autointervista: per ora, solo "narrazioni degli esordi", romanzi di formazione. Se sono premessa a qualcos'altro (a qualche rivelazione illuminante sul sistema di valori condiviso dal clic, sulle modalità di cooptazione etc) allora okay, se no piantatela.
Senonché, aggiornando la pagina di vibrissebollettino, mi sono resa conto che il pericolo di uscire malamente dalla curva del promettente dibattito non stava affatto nell'onesta preoccupazione (o nell'onesta soddisfazione o nell'onesta lamentela o curiosità personale) di autori come Tossani e Muolo o di aspiranti autori come pulce, ma si presentava tutto quanto nel post successivo, a firma di Matteo De Simone (firma ben conosciuta in rete), dal lungo e attraente titolo: Un’operazione culturale nella quale gli autori hanno un ruolo al tempo stesso centrale e marginale.
Allora: come la racconti, l'ennesima trovata di Baricco? Come ne parli, di una collana che si chiama Quindicilibri (e tu, assuefatta a un certo tipo di marketing un po' terra terra, non puoi fare a meno di pensare che se iQuindici si fossero chiamati iDodici, magari la collana di Baricco si sarebbe chiamata Dodicilibri)? No, non la puoi raccontare ricorrendo al solito schema pro baricco / contro baricco: si tratta di sapere, ancora una volta, come ci collochiamo NOI rispetto al potere, per esempio rispetto al peso invariato del marchio Baricco, che come Dolce e Gabbana ciclicamente si rinnova pur rimanendo immutabile nella sua radice provocazione/glamour. Qui Baricco (e mi scuso per lasciare ancora una volta fuori Voltolini, co-curatore della collana, da questa storia, ma chiaramente è Baricco, con tutto ciò che rappresenta la sua figura all'interno del clic, il fulcro vero di questa vicenda) propone addirittura un progetto molto simile a quello di Untitl.Ed: quindici autori poco visibili, tutti praticamente esordienti, programmaticamente dei Signori Nessuno (insomma degli untitled), che scrivono quindici libri equipollenti, rinunciando agli onori della copertina in favore dell'onere del racconto (autocit., abbiate pazienza). Con la sola e grossa differenza di essere Baricco, invece, titolatissimo e sempre più eroico, a dotarsi dell'onore della pubblicazione - Matteo de Simone arriva a dire che non si tratterà di una collana di quindici libri di autori diversi, ma dell'ultima opera di Baricco in quindici volumi, eseguita da quindici ghostwriters.
Insomma: stando alla spiegazione di De Simone, saremmo in presenza di autori che si piegano al quasi anonimato pur di entrare nel clic come si deve, e cioè appesi allo strascico del re, laddove quello di untitled non era anonimato ma detitolatezza, e critica solare verso lo strapotere della credenziale, non solo da parte degli autori ma anche da parte degli editori.
Siamo nel pieno del clic, quello dei titolati - con buona pace dei tipografi e dei vetrinisti. Che dire? Continuiamo a monitorare la situazione, sperando almeno in un'intervista a Voltolini.

Reader Comments (23)
il "facite ammuina" è *vero*?
lo vendete?
si compra?
si consulta, e dove?
è magnifico: chi è sotto va sopra, chi è a sinistra va a destra ecc.
V.A.
E poi, ci sono i libri di testo, le antologie. Certo, la scolastica è un mercato a parte, ma non è insignificante. E, soprattutto, entrare in un'antologia scolastica è la consacrazione, allora sì che stai nel clic, anzi nel Clic, perchè il clic, come ha fatto notare untitled_io di là, diventa maiuscolo se si parla di Autori e di Opere, e Opera un libro lo diventa se entra a scuola. In Italia, e il clic riguarda l'Italia, c'è ancora questa tradizione. Puoi vendere quello che vuoi ma è l'approvazione dei professori (certo, dell'università, ma anche la scuola media può servire - in mancanza del cavallo trotta l'asino - se poi è il liceo classico va benissimo lo stesso) quella a cui, più o meno segretamente, anche i più "alternativi" aspirano. Chi non ricorda la polemica furbetta del nostro perchè i critici titolati non se lo filavano?
Una strada per arrivare almeno a scuola è, ad esempio, passare da il "Manifesto" o da "Diario". Si sa che i professori son tutti comunisti, no? E, in effetti, dove lavoro io, colleghe abbonate hanno fatto comprare a ragazzi e biblioteca tutti i libri di Lodoli e hanno convinto il dipartimento di lettere (facciamo le adozioni collettive, non per sezioni) ad adottare da quest'anno l'antologia della Zanichelli curata da Marco Lodoli ed Emanuele Trevi. Devo dire che la scelta della compilation non è mica male, e cosa comprende, oltre a Kawabata, Truman Capote, la Ortese e Tolstoj, Pasolini, Andersen, Orazio e De Filippo? Beh, ecco: Umberto Fiori (ola), Claudio Piersanti (ola), Vitaliano Trevisan (ola), Sandro Veronesi (ola), Claudio Damiani (ola), Beppe Salvia (ola), Giulio Mozzi.
No, Baricco no;
d.
Non avevo notato invece la presenza di Mozzi, che è stato un mio grande idolo, confesso anche questa, ai tempi del primo vibrisse.
Mi prende lo sconforto.
però c'è un però, secondo me.
io non voglio fare paragoni. ma prendete l'iniziativa di Baricco e quella di Giulio.
in vibrisselibri, l'idea è quella di credere nell'autore e nel libro e in qualche modo di costringere chi ha negato il clic a quell'autore e a quel libro a rimangiarsi tutto.
ne I quindici, l'idea è quella di un'illusione, la scrittura ancora *sporca* che sa ancora di prima stesura, quasi si celasse in questo la *spontaneità* (che roba orrenda la spontaneità): mi sembra una operazione questa estetizzante, che si fonda su questa idea di dare alle stampe libri che sono i più vicini possibili al brogliaccio iniziale.
in soldoni, l'idea di giulio è la possibilità, ma il libro deve avere poi la forza di sopportarla questa possibilità, di provare a far entrare qualcuno escluso dal clic nel clic
nell'altra si legge qualcosa come un ragionamento così: siamo così buoni, così educati, abbiamo figli e riccioli castani ancora in ordine, ci piacciono questi ragazzi un po' scanzonati e scapestrati, che vogliono provare a fare gli scrittori, e allora ecco, ti stampiamo il libro... così com'è...
d.
E poi: altro aspetto sgradevole del clic di cui si evita di parlare: il giro socio-economico. Ma non nel senso che, adesso, bisogna andare a spiattellare torno torno quanto (e se) si guadagna e quanto (questo sempre) si spende. Ma nel senso, ad esempio, a cui mi riferivo sopra parlando della scuola. Quali sono, davvero, i meccanismi socio-economici che concorrono al clic? E quanto incide ciascuno di essi? come si ingranano gli uni negli altri? Quanto contano, più ancora che quanto costano, i tipografi, appunto?
se ognuno deve parlare del clic ognuno ha la sua esperienza del "clic". non credi?
la mia esperienza è legata all'editing, mentre ad esempio quella di anna è legata al clic editoriale, e la tua è più complessa perché è legata all'editing, all'editoria e all'insegnamento.
io non parlo di editing in quanto tale, mi sempre veramente incredibile che si stia a discutere su questo argomento, che suona simile a "lo scrittore è dio e ogni scrittura è sacra"; mentre io penso, lo penso fortemente, che ogni scrittura è sostanzialmente trovare un interlocutore; e l'editor è il primo.
ma io vedo nell'editing la mia esperienza di clic, il mio modo per entrare a contacco con il potere, di farne i conti.
per me ha rappresentato ad esempio intendere diversamente la mia scrittura, intendere diversamente la mia opera. capire che il libro, non la sua scrittura,ma il libro ha qualcosa di *complesso*, che non è solo tuo.
L'editing è il primo passo di questa trama di fili che ti si attaccano; ed è il passo più delicato.
comprendi che la tua scrittura, le tue idee, le tue scritture *interessano*, entrano in una rete di relazioni alle quali tu devi porre orecchio.
ecco cosa non mi piace dell'idea di baricco, che toglie il primo salutare clic, ti toglie la possibilità di renderti conto, mentre ancora sei in lavorazione, che la tua opera è opera di relazione, e non soltanto di bernoccolo.
quindi credo che in realtà si parli di editing perché, purtroppo e dico purtroppo, chi segue queste discussioni è quasi sempre un *quasi* scrittore, un *autore da piccola casa editrice*, *un manoscrittore*, se vibrisse o gli altri fossero letti anche dai tipografi allora loro racconterebbero un'altra faccia del clic.
d.
io i tipografi però li vorrei sentir parlare.
d.
d.
la proposta di giulio è quella di una ricerca *scientifica*, se ho ben capito, è quindi una cosa lunga ; è quindi una cosa che deve darsi una sorta di tempo per andare avanti. Sinceramente credo che a giulio, per come ha impostato il discorso, interessino poco i commenti e molto i contributi, che dovrebbero accumularsi.
la mia idea è, se uno ha una cosa interessante da dire su questo agromento "il campo letterario" prende e gli scrive.
penso anche che: decidere che quello che era un lit blog diventi il *centro* di una indagine e di una ricerca in un certo senso segni qualcosa di nuovo nel quale i commenti diventino sempre meno necessari come corollario al post, ma che si vada verso *interventi* che gemmano dal post.
che nei commenti ci sia un chiacchiericcio devastante anna lo sai bene anche tu, quanti di quelli che hanno commentato il tuo sproposito di fare una casa editrice poi sono entrati in modi attivi dentro?
lo stesso vale per vibrisselibri, la maggior parte di quelli che commentarono il post in cui giulio lanciò l'idea di vibrisselibri non sono dentro.
credo anche un'ultima cosa, dire che l'obiettivo che si pone il bollttino sia una indagine *scientifica* significa mettere al centro il tempo, un tempo lungo,un tempo scandito non più dai ritmi della rete, ma dai ritmi dello studio, della ricerca, della ponderazione e della comparazione. io credo che un po' dovremmo noi recuperare quel tempo, quel concetto di tempo.
d.
Quello che voglio dire è che attualmente colà non si muove foglia. Pensi che all'improvviso tutti abbiano meno da dire? e dal punto di vista scientifico: per quale motivo?