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Dormire, sognare, tracciare forse.

…E dio smise di essere tale per diventare solo il web. Divenni parte di un panopticon fatto solo di parole e credetti nella parola, anche se non è logos, anche se non è dio. Era semplicemente uno che proiettava la sua ombra. Era il web 1.0, ma non lo sapevo.
Adesso il web 2.0, così consapevole di sè da essere nato con un nome che nessuno ignora. Che ha una faccia e si mostra alla luce, ignorando, lui sì, le ombre. Rivendicando le tracce, individuando i segni, etichettando ogni nuova specie come un esploratore inglese nell’Africa ottocentesca. Tutti Livingstone alla ricerca delle sorgenti del Nilo, tutti Stanley alla ricerca di Livingstone.
Come si chiamavano i portatori negri?

(http://caracaterina.wordpress.com/2007/06/21/tracce/)

 

…E alla fine, se ripenso all’oggetto che ha segnato il mio ingresso in rete da parlante (dunque era il 2001, apprendo – così poco?), mi sorprende che la figura di copertina rappresenti un uomo e una donna allacciati, visti dall’alto, dei quali la cosa che più mi colpisce oggi è l’energia trattenuta, di entrambi, dentro alle pieghe dei cappotti – slancio tra adulti sconosciuti, stretta goffa da adolescenti, seduta scomoda, luce che ti impietrisce. Dov’era allora, la tanto decantata mobilità? di quale velocità stavi parlando, Hanna? Io vedevo solo camaleonti immobili, mimetizzarsi per il pericolo incombente, fondersi alla corteccia, diventare corteccia. Da utenti a materiale costituente. E adesso dovrei studiarmi un manuale d’uso? e per quale motivo, e chi me la dà la voglia?

(http://www.untitlededitori.com/dir/2007/6/24/tarzan-lavora-a-maglia-e-sinnervosisce.html)

 

…La sensazione che ho trovato facendo domande idiote a tutti (del tipo Ti piace più adesso o prima?) è quello della spaesatezza, come se questi trenta anni di scogli e sassolini siano un bagaglio troppo importante, pesante, come se il ritorno alle origini - quando piantavamo gli ombrelloni da soli col risultato che al levarsi della brezza c'era un crollo collettivo come di esistenze spezzate o come quei paesaggi di foreste abbattute da una nube piroclastica - abbia trovato tutti impreparati; mi sembrano, quando biascicano critiche storcendo la bocca, attaccati a quel poco che avevamo come i vecchi alle loro abitudini tenere e miserabili. Sono diventate patetiche le panchine bianche che fino a due mesi fa si affacciavano sul mare, e dove tutti si fermavano al tramonto, e che ora sono quasi sommerse dalla sabbia polverosa. Ci vorrà tempo prima che tutti si adeguino a questo nuovo stato di cose, e magari quando si saranno faticosamente abituati la spiaggia verrà divorata di nuovo da una decina di libecciate. Ah ah.

(http://thewreck.splinder.com/post/12809878/Tracce)

 

Posted on giu 26, 2007 at 09:05AM by Registered Commenteruntitled io | CommentsPost a Comment

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