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Un riassunto delle cose dette ieri

Un appunto a partire dalle cose che ci siamo dette nella teleriunione di ieri. Per argomenti.

 
Libri “senza autore”, oggi.
Ci stanno arrivando in tanti, alla nausea dell’autopromozione e della preponderanza del personaggio-autore rispetto al libro. “Lanciamo libri”, dicono i Virali, “non autori”. E intanto, come molti, anche loro non sanno che esiste una casa editrice che si barcamena da due anni (quasi tre) cercando di gestire questo scomodo concetto.

Immagine minimalista, oggi.
Va di moda, oggi, la copertina nuda. Monocroma. La grafica senza fronzoli. Ha cominciato ISBN, lo dice Repubblica oggi (ieri), lo vediamo noi che compriamo libri. A noi non interessa il “l’avevamo detto prima noi”, quello che è deprimente è che finora è stato così difficile per noi vendere libri muti (o “ciechi”, come disse quella), e continuerà ad essere difficile perché alla nostra nudità corrisponde la nostra irrilevanza dal punto di vista economico. Se un editore importante si mette a fare libri nudi costituisce un caso, nonché un fatto simbolico, se li facciamo noi siamo delle stravaganti e anche un po’ supponenti e snob.

Il ruolo dell’editore: far parlare di sé. Per vendere.
È vero che l’editore deve fare l’editore, cioè non parlare in prima persona ma far parlare gli altri di sé, allo scopo di vendere. Ma alla fine, chi parla per noi? chi rappresenta agli altri, non dico le nostre ragioni, ma il semplice fatto che esistiamo? È successo (succede continuamente) che chi ha saputo di noi, perfino chi in passato (o anche recentemente) ha parlato di noi, chi ha passato parola o ci ha anche dichiaratamente supportato, se si trova successivamente a prender parte a discussioni pubbliche che trattano dei temi portanti della nostra impresa non ci nomina neanche. Come se non esistessimo né fossimo mai esistiti. Perché succede?

Il messaggio di Untitl.Ed? Non è una novità.
Il fatto è che quello che Untitl.Ed sostiene, lo sostiene da tempo. Si tratta di tre o quattro principi, che abbiamo enunciato ovunque. Non ci siamo mai spostati dalle nostre linee-guida. Di conseguenza: il “messaggio” (chiamiamolo così) di Untitl.Ed non è più una novità. È giornalisticamente irrilevante. Poteva essere un evento la nostra nascita, può esser stato un evento qualche nostro apparire in pubblico in situazioni di risonanza, ma non costituisce evento il fatto che la nostra produzione continui in questo modo – cioè seguendo la strada dichiarata all’inizio. Per assurdo, per creare un caso untitled di cui si parli, dovremmo inventarci un cambiamento di rotta – il resistere, il procedere senza cambiare una virgola rispetto a quanto s’era detto, è sostanzialmente, per i media, noioso. Anche se resta raro.

Se la rete non è vetrina, per noi…

…ma luogo di ricerca, di linguaggi personali e non convenzionali, di attenzioni marginali, di interstizi, dove mai andremo a pescare contenuti adesso, che la rete è diventata essenzialmente community, ANobii, barcamp, insomma un tutto-pubblico che parla il linguaggio pubblico, il linguaggio di tutti?

E per tornare a sopra:
se un manifesto così urlato come quello dei Virali oggi funziona o pretende di funzionare, questo vuol dire, ancora una volta, che la nostra discrezione, la nostra timidezza anche, non funzionano per niente non hanno mai funzionato. Come non ha mai funzionato parlare di sperimentazione con un linguaggio sperimentale, parlare di poesia e farlo in versi, parlare di obliquità parlando obliquo. Allora cosa fare? Chiudere gli Appunti, per esempio?

 

La mia proposta minimale, per oggi.

Lavorare per fare uscire immediatamente la prossima terna, esattamente con le stesse modalità di sempre. Intanto
- sul sito: effettuare non tanto un cambiamento di stile, quanto una radicale semplificazione. Catalogo con schedine dei libri singole, discorsi più economici e più stretti, appunti di nuovo rivolti all’esterno (cioè non centrati solo su noi stessi: non recensioni ma segnalazioni, riferimenti, notazioni su quanto, intorno di noi, succede di interessante);
- sui contenuti: eliminare decisamente dall’orizzonte della nostra ricerca editoriale chi in rete si propone facendo vetrina delle sue capacità scrittorie, andare a scovare chi allo scrivere in rete ci ha sempre creduto e adesso se ne sta un poco nell’ombra (come noi), insomma sporgerci senza paura;
- sulla promozione: non rivolgere le nostre azioni promozionali solo verso la rete, ma parallelamente anche verso l’esterno. Con la creazione per esempio di un foglio informativo da distribuire in librerie e luoghi pubblici, nonché alla stampa – un foglio non “generale” come il nostro pieghevole ma più svelto e più attuale, più strettamente contingente, tipo bollettino dal fronte.


 

Posted on giu 18, 2007 at 08:44AM by Registered Commenteruntitled io | Comments Off

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