allora, la lingua, dicevamo...
(...) La sua è una lingua in campo, una lingua campale mentre quelli che dici hanno una lingua che si sono trovata bell’e fatta e quando parlo di inconsapevolezza mi riferisco a questo.
Non riescono a scavare le fondamenta di questa loro lingua, non sanno come è fatta. Non la costruiscono. La lingua è come una casa, loro la usano e basta, la arredano un po’, transitoriamente, la infarciscono come fanno con la loro cameretta, con l’appartamentino affittato che spesso gli pagano i genitori. Non sono mai stati sul campo, al massimo fanno un po’ di bricolage. Fanno la baracchetta dei bambini lì giù in giardino, raccattando legnetti e pezzi di stoffa. Si limitano a succhiare l’umidità del terreno ma non è questo che intendo con “lingua sul campo”. Intendo una lingua che si fa zappa e rastrello e si coltiva (non necessariamente con le opere della letteratura canonica, anche se poi male non farebbe). Ma anche una lingua che combatte. Una lingua che deve arare, separare le zolle. Separarsi.
Sto cercando qualcuno che dia l’idea che sta costruendosi una lingua. (caracaterina)
La domanda centrale però resta quella: com’è fatta, come si riconosce, una lingua costruita? e soprattutto: perché la si costruisce? per rispondere a quale esigenza? (...) Io prima parlavo di rivalutare l'abbondanza, o perlomeno: di non essere diffidenti di fronte all'abbondanza, alla felicità del parlare, al fluire delle parole quand'anche non governato, o non troppo governato. Non posso non pensare a quanto quest'abbondanza di parole, oggi, faccia paura: non c'è critico, non c'è giornalista, non c'è scrittore che non se ne lagni come di una jattura, alla quale mettere riparo al più presto. Insomma: mettete un tappo alla diga, sennò verremo inondati. Io invece era proprio quest'inondazione che aspettavo, dopo anni di seccume, perché nell'inondazione arriva di tutto: rami da chissà dove, residuati di parlate strane, voci di sapienze che nulla hanno a che fare col letterario, o se volete le famose "competenze" che più che altro sono odori d'ambito, sentori di saperi, conoscenze vaghe, eppure già così diverse dalle nostre, sviluppate in luoghi in contesti diversi. (untitled io)

Reader Comments