di come si possa essere persone
sto preparando la storia, per la parte che tocca a me, che racconterò al congresso della società italiana di cure palliative.racconterò della blogosfera e di come tra medici e pazienti ci si possa incontrare, e di come, parlando di figli, di lavoro e di malattie, si possa parlare di dignità del vivere e del morire, di diritto alle cure e all'assistenza e di diritto a non farsi curare o a farsi curare secondo i propri desideri.
di come si possa parlare della solitudine del care giver, delle assurdità burocratiche, della condivisione della sofferenza, e poi a ncora di dignità, dignità, dignità, che mi pare una cosa anche più importante non dico di recuperare la salute, ma di ottenere una cura prima o dopo o meglio o peggio, perchè quel che ferisce il malato, il familiare, il figlio, oggi, è la noncuranza per la tua dignità che passa in secondo piano rispetto alle carte, alle linee guida, agli orari, alla lista d'attesa, ai costi, monetari e non.
di come si possa essere persone, su un piano paritario, persone che si scambiano esperienze, talvolta esperienze fatte come medico, talaltra come paziente, altre volte come figlio, potendosi toccare con mano che i ruoli non sono immutabili, che talvolta si è curanti, curanti in quanto medici, infermieri o care givers, e talvolta si è curati.
E non è mica facile. In quattro minuti. Altri tre spettano a giorgi. Pure lei, in tre minuti, non so mica come farà.
Avremo giusto il tempo di dire che ci siamo, e di fornire gli indirizzi per chi volesse esplorare questo nostro scuro e spumeggiante mare.
Avremo giusto il tempo di dire che ci siamo, e di fornire gli indirizzi per chi volesse esplorare questo nostro scuro e spumeggiante mare.
(cecilia/capsicum nel suo blog, il mese scorso, qui. Oggi 13/11 inizia il congresso della SICP, capsicum e giorgi parleranno domani 14/11, nella quarta saletta, alle 11,30)
(il libro di capsicum è Nessuno a cui parlare)
...e insomma a volte succede, che di certi libri si parli nei luoghi a essi più consoni, in mezzo a persone (medici? pazienti? persone?) che possano davvero trarne utilità. Come si augurò una volta gattostanco, in un suo post dedicato al libro:
Questo è uno di quegli scritti che non vedranno mai la luce della notorietà diffusa. È un peccato. Davvero un peccato. È denso e con profonde radici. Meriterebbe di finire in ogni sala d’aspetto tutto stropicciato e straletto da mille occhi come una qualsiasi rivista.
