Il blog è morto? Viva il blog?
Rientrata in frettissima da scuola devo riuscire ancora più in fretta ma la voglia mia di discutere è troppa. Dunque. First of all. Stampato Bregola come suggerito da dem in email, inizio a leggere dall'ultima pagina come faccio sempre con la roba stampata. Salto sulla sedia! DB scrive a lettere di fuoco esattamente quello che mi sto arrabattando a pensare negli ultimi tempi e non mi rassegno a concludere. Neanche nelle telefonate-fiume notturne :)
Poi. Ho appena letto quello che scrive Matteo-giocatore. Faccio attenzione alle parole che usa: in sostanza tradisce il rifiuto della rete e di quello che la rete ha rappresentato. Testimonia nelle frasi e nei comportamenti (che sono anche quelli di quanti sono andati in giro a scrivere per strada) lo stesso atteggiamento che Bregola dichiara consapevolmente non tanto e non solo nell'ultima pagina dello stampato ma in quell'intervista a Francesco Sasso: meglio fuori, per la strada, nell'incontro diretto, che in rete. Nei paralipomeni che ho stampato Bregola dice che usa la rete proprio come uno strumento. Non come un ambiente, un'occasione, un humus, un'esperienza. Come uno strumento. Le relazioni stanno FUORI dalla rete, nel MONDO REALE, la rete è come il telefono, le velocizza.
Ecco. Ho elencato i "fatti" e i "detti". Cosa concludo? Che Untitl.Ed a questo punto PRENDE POSIZIONE. E che dobbiamo dire se siamo d'accordo che il blog è morto (secondo me, in un certo senso, tutto da spiegare, sì). Se sì, dobbiamo dire chi l'ha ucciso. Quindi ribadiamo la NOSTRA DIFFERENZA dai seppellitori del blog. Quello che gli altri ammazzano noi vogliamo tenerlo in vita, e dobbiamo dirlo ora, perché mi pare che ci sia chi sta facendo un po’ di confusione.
In nome di che cosa difendiamo il blog? O, comunque, se non il blog, una certa libertà di scrittura in rete, che poi, potrebbe essere anche un altro formato. E' morto il forum, è morta la chat, e poi i newsgroup, non sono - a mio avviso - tanto interessanti gli ambienti dei giochi di ruolo o come cavolo si chiamano. Può morire anche il blog. Ma cos'è, allora, quello che vogliamo tenere in vita? Untitl.Ed lo sa lo ma non sempre lo sa dire. Sa "farlo", comunque. Forse, come diceva Anna ieri notte al telefono, non si può del tutto dire "a parole". Ma, intanto, la rete quello era, agli inizi: parola. E sono parole quelle che noi pubblichiamo e vorremmo vendere-diffondere.
(caracaterina)
ho dovuto interrompere la lettura perché al telefono con demetrio, che pure lui mi rimandava alla chiosa di bregola, e si diceva d'accordo, e diceva che lo capiva in quanto persona per cui l'interesse "letterario", o meglio la chiave della "letteratura", è preponderante rispetto a qualsiasi altro interesse. etc. Ma allora, posso dirti una cosa forte, gli ho detto a demetrio? SIETE PROPRIO TU E BREGOLA CHE AVETE UCCISO I BLOG. E' un paradosso ovviamente - ma io, nella rete, non cercavo e non cerco la dimensione letteraria. Cerco di riflettere su che cosa di grandioso la rete ha fatto (e continua, o può continuare a fare) alla parola: ha fatto della parola il mattone fondante di tutte le trasformazioni "in essere". Cioè la rete non è uno strumento è un ambiente, hai detto bene tu, e l'ambiente vive e modifica. Noi ci conformiamo ad esso. Se si guarda quello che è accaduto e sta accadendo di disastroso nella rete italiana dei blog, c'è da mettersi le mani nei capelli - ma se si fa un passo indietro e si guarda tutto questo da una certa distanza, si vede che questo di cui stiamo parlando è solo un piccolo imbroglio dovuto alla manfanaggine di quelli che si sono messi a lavorare in rete (a "usare" la rete) senza neanche sapere in quale caverna di suoni si andavano a infilare. Adesso....
Adesso porebbe essere un momento negativissimo. E invece secondo me, è un momento d'oro. Fuori i parassiti, gli anelastici, gli intoccabili, quelli che la rete "non gli ha cambiato la voce", cosa rimane?
Rimane la grande caverna di suoni, la grande oscurità pullulante di "parole" (non di "testi", non di "pezzi"), il luogo di corpi parlanti elettrici che non è alternativo alla vita reale, ma vi è naturalmente associato. La rete sta alla società come un'ombra sta a un corpo: è viva e piatta dove il corpo è vivo e tridimensionale, viva e indistinta dove il corpo è vivo e classificabile, viva e anticonvenzionale dove il corpo è vivo e immerso in un sistema di convenzioni. La rete è il sistema di echi che ci portiamo addosso.
No che queste riflessioni non finiscono qua. La parola "blog", quella sì diverrà desueta - come lo è diventata la parola "forum", per fare un esempio. Ma credo che quello che abbiamo in mente noi, cioè la sostanza verbale e verbosa della rete, sopravvive sicuramente alla morte di una parola di moda. E mentre è facile dire "il blog è morto" (ma poi, dobbiamo vedere...), è difficilissimo anzi impossibile dire: il web è morto. Perché la società che fa incontrare le sue ombre e le sue risonanze nel web, è appena nata. Che ne vogliono sapere i letterati. Ma pure i blogger "illuminati", dài!
Se noi parliamo della materia del web, e ne facciamo sempre di più oggetto di cura, di attenzione, di ricerca, avremo sempre da lavorare. Tutte le illuminate conclusioni di questo periodo, insomma, non fanno altro che darci ragione: noi queste cose le avevamo viste nel 2004.
Sono sempre più convinta che questo luogo possa diventare un avamposto.
(untitled io)
Mi rileggo e vedo che dove parlo di Matteo e Bregola e del loro preferire il FUORI la rete non ho precisato che credo che proprio questo sia il loro (e mica solo il loro) dannatissimo limite. Quello che poi porta a svalutare il Virtuale come un luogo di falsità o, al massimo di giochi che non fanno male a nessuno ma sono tanto tanto divertenti. Oppure anche a mitizzarlo come pure si è fatto (ad esempio esaltando il potere controinformativo dei blogger) e che è un altro modo per non riconoscergli Realtà. Sì, la rete è l'ombra del corpo, e anche uno specchio. Solo che la maggior parte delle volte, lo specchio (essendo reale e non inesistente) rimanda al Sè un'immagine che non piace.
Quanto a dem, (che mi ruba le battute che gli dico il giorno prima al telefono :)) non si osserva abbastanza: sembra non accorgersi, per esempio, che proprio da quando si sta sentendo realizzato come scrittore, è diventato meglio come blogger. Prima usava il blog come cassetto dove mettere le sue cosine, e, rendendole pubbliche, nascondersi. Adesso è un posto dove si racconta un po' di più. Il blog cambia con il cambiamento del senso di sè. E' la storia non che una persona si racconta ma che racconta inconsapevolmente.
(caracaterina)
