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La mia lettura della Macchina ideale è questa:
Sono tutte macchine immaginative, ovvero proiettive (anche come proiezioni inconsce) e sono fortemente energizzanti, come notava Anna, perché sono macchine del desiderio - gli appartengono e lo muovono, sono le macchine di Eros. La figura di Eros nel libro è in parte cristologica (Eros è un uomo che muore a 33 anni) ma soprattutto platonica (in fondo è l’’Eros del Simposio, figlio di Povertà e Inganno, Penia e Poros), quindi è una figura ideale per eccellenza.
Attraverso la macchina-romanzo, che però ha i ritmi e la figuratività, l’immaginatività, della poesia (per Mics non c’è diffirenza fra poesia e prosa e voleva sottotitolare il libro poema – forse si dovrebbe usare questa parola nel pacchettino), ovvero attraverso una macchina di parole, si proietta un film sotto cui scorre costantemente la scritta Chi è Eros?
Anche Eros stesso se lo chiede e interroga: a) i lavori della sua infanzia, B) il suo corpo nello sport (calcio, basket, ma non nel sesso perché, qui, avrebbe a che fare con la natura e non con la tecnica), C) la manualità e le macchine della sua giovinezza, D) la musica, soprattutto, che è trattata con linguaggio tendenzialmente tecnico, perché è la macchina ideale perfetta.
Ovviamente nessuno, e tantomeno il narratore, alle prese col montaggio degli spezzoni di pellicola, comprende chi è Eros.
E non lo sa dire neppure Eros stesso il quale, quando scopre che il padre è un truffatore, cioè uno che con la sua tecnica costruisce macchine non-ideali, gratuite – non nel senso di gratis ma “inutili” – macchine da soldi, che spacciano proiezioni del tutto fasulle in cui anche lui è incappato, allora deraglia: guida autobus carichi di fantasmi, ad esempio (non può più andare col camion verso il mare in una nuvola di zucchero), scende vorticosamente verso il basso ma non può sfuggire a se stesso, a Eros, tant’è vero che fa salire in volo altri. Pur rifiutandosi lui per primo, da solo, deve farsi carico di essere un motore desiderante e desiderativo e resta, irriconosciuto, fra di noi (Ed io, fra di voi, se non parlo mai …).
In quanto desiderio non raggiungerà mai il suo oggetto, la diavolessa, che è poi la donna-angelo degli stilnovisti che, come nella poesia ducentesca, sta sempre zitta, e anche qui è l’unica che non parla di Eros e dice No. (Gli altri ne parlano attraverso le macchine: noi parliamo delle macchine per parlare del desiderio, parlando dei motori parliamo di Eros).
Bene, fin qui la mia analisi. E adesso?
 
MIferroo.gif 
 
Posted on apr 1, 2006 at 03:06PM by Registered Commentercaracaterina in | Comments Off

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