L'ho trovato!
E' un articolo apparso su D di Repubblica il 3 luglio 1004, si chiamava "Di colpo", scritto da Francesco Malgaroli. Ho provato a parlarne con Erica ieri, ma non ho saputo spiegarle bene a cosa mi riferivo. Copio qui la seconda parte, quella che ricordavo bene, che mi è rimasta impressa nella memoria per molti mesi. La ricopio qui perché ha a che fare, in qualche oscuro modo, con questa idea di perdita della lingua, e di buchi che si formano in corrispondenza di queste "perdite", di cui parlava Llu nella sua lettera più sotto. Con un'idea piuttosto paurosa di fragilità della lingua, anche. Insomma avrebbe anche a che fare con moltissime questioni di cui si parla (o si tenta, di parlare) in questo momento, se non fosse che..
Va bene, Llu parla di "buchi", di vuoti nella lingua, nella sua lingua. Questo signore invece parla di "buchi" assoluti.
(...) Niente da fare. Anche perché ognuno pensa a se stesso, la malattia e basta... Aldo ora è fuori, non lo vedo né chiamo. Del resto è così per tutti. "Lo ...(rn)... dane" o "Fraceuro". Chiesa o vespa? Ictus è giusto, per dio. In compenso Bruto chi sa chi è. Un po' più in là e scopro che le parole sono da qualche parte in un altro emisfero. Forse è il caso di bussare e vedere. Ma è presto, maledizione. Una scimmia; una mola; un pulcino...È una vita d'inferno e io sono lì a aspettare. A, b, c, d, e, f, g, h, i, l, m, n, o, p, q, r, s, t, u, v, z: ogni giorno si cominciava con le lettere, e ogni giorno due o tre lettere erano "sparite". Una volta, due volte, tre: alla fine più o meno ce l'ho fatta, più o meno a gennaio inoltrato. Ma la logoterapia può solo fare da supporto, sono io che ho i "compiti" ogni giorno: fino a quando non si sa. Certo, non c'è paragone tra "in subsaabte" o "i bractbuit" e oggi. Sono le prime parole che ho detto, pochi giorni dopo l'ictus - o ischemia, fa lo stesso. A gennaio i test mi dicono che non c'è niente da fare. Sono molto indietro. Avevo fatto dei progressi, è vero, ma non riuscivo a fare le cose più minute. Non riuscivo a individuare i nomi - Varese o Roma per me era tutto uguale. Non riuscivo a coniugare i verbi - e ancora adesso ci sono molti buchi. Non riuscivo a individuare un concetto semplice - come per esempio gli afrikaner in Sudafrica. E via di questo passo. La logoterapia non mi aiuta. O forse sono io che voglio precorrere i tempi. Lei ha altro da fare, non ho tempo per stare a sentire le sue lagnanze, né lo voglio. Ho altro a cui pensare. Gli afrikaner, per esempio. Si prova con il cinema. Master and commander. Ho pianto, soprattutto perché era la mia lingua franca. Solo così riesco ad esprimermi appena più chiaramente. Ma quasi non parlo se non a gesti. Certo è meglio di niente, ma non è quello che voglio io. Faccio fatica a dire ogni cosa, faccio fatica a esprimermi in modo appropriato. Eppure da qualche parte bisogna fare di più. Per tutto febbraio non riesco a leggere nulla. Ma c'è qualche interstizio per uscire, un guscio che si schiude. Con calma. Il vocabolario è una chiave, lo sfoglio quasi ogni volta. Da prima sono scettico, poco alla volta però ho veduto che le parole vanno a posto, è questione di "file" e di pazienza. Ma sono stanco, e si sente. Loredana è sparita, non si fa più sentire. A tratti manda qualche e-mail o una telefonata per vedere se ho tutto, poi più niente per una settimana. Anche lei è crollata, si capisce - per fortuna, poi si ricrede. Mi sono trasferito da Rosalba a svernare. La mia terapia è a terra, ormai non so cosa fare di più. E tutto mi sembra triste. È il momento più acuto. "gellota" È come "telloro"??? Se penso a questi mesi mi sento male. L'Iraq e Berlusconi, Bush e Madrid, la guerra e le torture, la giustizia e l'Alitalia, e Pantani, e... E io che ho da pensare a me stesso, la malattia. Alle otto tutte le mattine che Dio ha voluto. Alla fine di marzo le cose si sono messe bene. È subentrata un'altra logoterapia e dopo un inizio un po' in sordina le cose si sono sciolte. Le "non parole" sono il segno che qualcosa sta cominciando a funzionare: "calenfia" è uguale a "bulafi"? "Gellota" è simile a "telloro"? Sono "non parole", questo conta, poco alla volta prendono forma anche le parole vere e proprie. In realtà sono io che vedo progressi nelle parole di tutti i giorni, quasi che volta per volta faccio continue evoluzioni. Continuo a respirare a singhiozzi, quasi che ancora non sono pronto, ma è questione di poco ormai. "Guardo ma non vedo": è come se la ragione non potesse fare altro che inchinarsi al cervello. "Guardo ma non vedo" era una condizione di un bambino che sa perfettamente quello che dice ma non sa esprimere al meglio il concetto. Ma è anche la sola cosa che ho per esprimere in modo conseguente questa avventura. Chi sa se primo o poi qualcuno riuscirà a decifrare tutto. Io? No, io no. Posso solo testimoniare l'afasia, l'ictus, l'ischemia, la riabilitazione. Afasia: perdita parziale o totale della capacità di esprimere o comprendere le parole. È come se le parole non riescano a dire più niente se non per sommi capi. (Francesco Malgaroli, 45 anni, è giornalista a Repubblica. Il 7 novembre scorso è stato ricoverato d'urgenza in ospedale dove gli è stata riscontrata una lesione parietale. Vive a Roma)