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Sicilia re-corregido de..

Ho appena messo la versione quasi definitivissima del libro di Llu, (Sicilia Re-corregido de Anna", si chiama). Il libro secondo me si chiama "Sicilia" come si è sempre chiamato finora, anche se ultimamente lei aveva qualche altra idea, non convincente. Segue, questo libro, una serrata corrispondenza, una montagna di preoccupazioni tutte sue, e una telefonata credo di un'ora e mezza (a carico suo!), nella quale Maria mi esprimeva una paura: "e se sembra una truffa? io parlo come un emigrante!". Per due correzioni ortografiche! Difatti a un certo punto ci siamo messe a parlare di Santa Teresa, di Teresa d'Avila, i cui testi erano famosi, proprio, per essere "ignoranti". E sulla frase che segue le righe che parlano di Teresa d'Avila, siamo state un quarto d'ora a parlare.
Maria è sapiente, non so come altro dire. Sapiente e ignorante - vuole esserlo, sa cosa vuole ottenere. Una lingua infantile, ignorante, ardita. E anche letteraria, perché lei conosce l'italiano attraverso la letteratura - e che letteratura.
Parlando con Erica l'altro giorno,  è venuto fuori come io mi appassioni, al problema della "traduzione" - non in senso tecnico-linguistico, in senso lato, di trasporto da-a. Ho cercato di spiegare allora a Maria, che per me si è trattato di un editing come un altro. NON, NON E', mi diceva lei. E invece è. Giuro di non aver toccato proprio niente, delle immagini, dell'arditezza, dei giri di frase, delle giustapposizioni, degli slittamenti che ha lei. E nemmeno della natura di questa lingua. Allora che cos'è questa lingua?
E' lingua italiana scritta da una spagnola di Galizia. Che poi nel libro, si chiama sempre Galicia, tutti i nomi geografici sono rimasti nella versione spagnola. Scritta da una persona che usa, che piega la lingua italiana. E poi c'è la sostanza.
La sostanza del libro di Llu è una scrittura personale e rischiosa. Ieri mi ha confessato che il giorno della conclusione (almeno...) del suo libro e del lavoro sul suo libro, è stato anche il compleanno di Cellini. Eppure è un libro inventato. Eppure la Sicilia è vera, il viaggio pure. Anche se il viaggiatore del libro, cambia sesso "ogni poco", a volte è un uomo a volte una donna. Llu è così, dentro di sé.
Sono ancora presissima da questo libro, ma direi proprio che è finito. Ci sono alcuni errori forse, o meglio (non sono veri errori): alcune asperità. Alcune discordanze che lei ha voluto fortemente, alla fine. Qualche immagine a rischio di rottura. Metafore che non sono vere e proprie metafore, ma una specie di interventi di mano volutamente grezza, art brut.  E poi, naturalmente e sopra di tutto, c'è l'amore narrato così, con questa freddezza e con questa furia. Furia, non passione. Lei riesce a scrivere liberamente come una pila che perde l'acido.
Insomma questa è un'operazione forte, fortissima, sulla sostanza (la scrittura personale, intima, che si fionda nell'orecchio dell'altro per la grande abitudine a un TU onnipresente in rete) e sull'uso ardito e muscolare e poetico della lingua, che è un problema che interessa me. Anch'io mi sono letta tutta quella lunga discussione sulla lingua, sulla forma, su che era, quella originata dall'intervento di Sartori su NI. Partenza secondo me molto violenta e importante, svilupppo del tema come al solito progressivamente scentrato. Ha ragione erica quando dice che molti degli "addetti ai lavori" vivono una scissione quotidiana e netta fra quello che fanno, artisticamente linguisticamente parlando, e quello che "rappresentano", il ruolo che giocano nel mondo. Usano lingue diverse, per fare i libri e per parlare dei libri, e di conseguenza entrambe suonano, spesso, sottilmente false. Ma questa è una discussione complicata che va fatta con un minimo di criterio, e in questi giorni sono piuttosto scriteriata, cioè ancor meno criteriata del solito.

P.S. Stamattina, mentre lavoravo alle pratiche di rifacimento facciate, ho messo a stampare il libro di Llu, per vederlo (e ci ho trovato tre o quattro refusi, vabbè). Alle dodici e mezza, che avevo appena finito, ha bussato Riccardo, e mentre saliva mi è venuta un'idea, e al volo gliel'ho detta: tu, ho detto, che hai avuto a che fare per anni con persone di lingua spagnola, tu che hai fatto teatro eccetera, tu che sei stato in Sicilia fra colline di Segesta valli dei Templi ecc e me lo ricordo come me ne parlavi, tu che sei quello che "l'Ammore", tu che hai visto Llu la stessa sera che l'ho vista io per la prima volta, adesso ti siedi su una sedia e MI LEGGI ad alta voce questo libro dall'inizio alla fine.
Me ne ha letto metà. Ha detto poi che è molto bello. Non si è mai inceppato, cosa che lui fa naturalmente quando non capisce qualcosa, perché da persona che ha fatto un po' di teatro (e di teatro DI PAROLA, come si diceva allora) tende a partire con "la giusta intonazione" salvo poi toppare completamente di senso. Ha detto che stasera, dopo che ha accompagnato sua madre al supermercato, torna qua e mi legge l'altra metà.
Carla si è seduta vicino, mentre leggeva, e ascoltava. Anche Carla conosce bene lo spagnolo, ha vissuto in Spagna, ma questo non so se c'entra...

sicilia-teresa.gif 

 

 

Posted on mar 5, 2006 at 12:10PM by Registered Commenteruntitled io in | Comments Off | References1 Reference

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