le curve che fa la luce era. Las curvas che hace la luz. Mancava l'articolo. L'ho messo.
Sul resto, grazie. La conversazione dell'altro giorno anche per me è stato un gran piacere, qualcosa molto intensa, profonda.
Quello che mi feci certa angoscia, malessere, era il fatto di pensare, che più importante -o al meno della stessa importanza che le parole scritte- era il fatto di averle scritte in "italiano". Se la storia parla di un viaggio, molto fallito, di uno sradicamento, è specialmente, questo sbucciarsi della lingua materna.
Lasciare la propia lingua, per qualcuno che ama scrivere, è veramente uno esilio. Ancora 5 anni dopo è uguale un enigma, perchè l'ho fatto, perchè lo faccio tuttavia. Delle poche cose che sono accadutte nella mia vita, assolutamente impreviste, non calcolate, per assoluto caso, l'incontro con l'italiano è la più forte. In una una dimensione che non riesco a vedere, che non so nemmeno oggi dove mi porta. Se c'è un viaggio nel racconto (verso un amore buono o lasciando un amore funesto, o muovendosi in un paese straniero, sognando, dimenticando) è questo muovemento di abbandono della propia lingua, d'incontro con la lingua di altri. Della nudità, l'impotenza, la debolezza che è non avere parole, ortografia, grammatica. Perfino il mistero di sentire che le hai perse anche nella tua lingua, che qualcosa delle lingue, della comunicazione, viene messa ferocemente in dubbio. Come se questa mancanza di parole, di grammatica, fosse anche mancanza nel reale, buco.
Anche se ci sono giorni, ottimisti, che sento che capita alla rovescia. Che il reale lo sento doppiato, più lungo. Ogni oggetto col suo nome spagnolo viene quasi creato di nuovo, col nome italiano.
Per questo mi sentivo così suscettibile ai cambiamenti. Come se a tutte le perdite che già ci sono per il fatto di non scrivere in spagnolo, si sommasse per di più il fatto -ma lo so bene che non conosco l'italiano- di venire rubati i pochi beni che conversavo.
Mi è difficile molto spiegare tutto questo. E molto nebbiosso nella mia testa.
View Printer Friendly Version