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Assunzione di contiguità

ac1.gifMi stanno capitando dentro e intorno tante cose che mi affaticano, che pongono domande, a volte implicite e comunque sentite, al mio senso di responsabilità. E' come se mi trovassi in una camera del suono, in un enorme  macchinario di Tesla destinato a intercettare le risonanze: schiocchi,  scoppiettii,  fruscii di crepe di schiuse - e di scollamenti -,  inudibili schianti di attese e ronzii di macchine vibranti  mi raggiungono insieme e mi chiedono conto. Ho da de-scriverli e mai  de- fu per me, più di ora, particella  che esprime origine e provenienza. Via d’uscita.
ac2.gifPer età, sono arrivata al punto di confluenza fra  la mia storia personale e la Storia  di questa mia parte di mondo. Sono nata a metà degli anni Cinquanta  e inevitabile è la necessità di usare tutti e tre i nostri verbi servili, le tre porte del servizio civile, per reggere l’infinito di esistere e di dire “Io so”. E’ pure primavera, adesso, e ne abbiamo tanta voglia. C’è una casa a cui aprire le finestre perché esalino via i tanfi,  c’è da uscire in fronte a una svolta, c’è un’esplorazione da continuare,  e ci stanno  traghetti da prendere e da guidare, costruzioni da innalzare su una riva di naufragi ingombra di utilizzabili e reinventabili resti.
C’è una Storia da raccontare per  riacchiappare il corso del tempo
Questa sterminata massa di adolescenza occidentale,che si estende nella terra del tramonto dai 14 ai 56 anni, in cui il primo amore si  ritrova clonato ogni 5 anni e il primo infarto, più che addolorare, stupisce, come fosse un’acne precoce,  questo delirio d’inarginata possibilità senza potenza  e perciò in preda ai poteri  sfatti e ai misfatti richiama all’appello la mia  coscienza e la mia precaria esistenza.
Delle molte linee spezzate di testimonianza, del garbuglio di fili in cui l’esistenza mi si avvolge e si svolge, scelgo. Oggi è la  traccia editoriale che indico, richiamando per altri versi, qui e adesso,  il discorso che Fainberg ha aperto là e allora, e do conto nel modo seguente di tanti discorsi, commenti, confronti che noi tre intrecciamo di qua, in questo retrobottega, intanto che correggiamo le bozze, facciamo telefonate, scegliamo titoli, organizziamo incontri a mazzi di tre.  E do conto di un libro e di un lavoro. Letteratura grigia, anche questa, ovvero superficie specchiante, immagini riflesse di contiguità e di figure che abbiamo alle spalle. Il libro che sto leggendo contiene i carteggi  fra Neri Pozza e quattro dei “suoi” scrittori e celebra i  sessant’anni  della casa editrice.  Il titolo consiste in un’espressione tratta da un giro di frase, fra l’altro polemica,  presente in una lettera di Neri Pozza a Parise, Saranno idee d’arte e di poesia.    “… che fanno pochi soldi, ma sono le sole capaci di sedurmi e interessarmi. Il resto, per me, è buio e vanità. Ciao, mi dispiace
A pagina 12 sta scritto: “Neri non era un editore passivo, che basava il suo lavoro selezionando i manoscritti in arrivo.  Aveva già in mente per suo conto dei libri che pensava mancassero, e li proponeva agli autori che gli sembravano i più adatti a scriverli. Se avesse potuto li avrebbe scritti tutti lui di suo pugno” Il libro si apre con il carteggio Pozza-Buzzati.  Un altro mondo, sì. Un mondo possibile.

20 marzo 1950
Caro Buzzati,
   grazie della Sua lettera. Non si preoccupi della vendibilità del volume, piuttosto che venga un bel volume, intendo un volume necessario alla Sua storia di scrittore.
  Se sarà necessario, se avrà questa sua esigenza, si venderà; non vi è dubbio. Per questo mi affido completamente a Lei, in senso ideale. Appena è avanti col lavoro mi avverta. E non dimentichi che ho fretta di cominciare. Dunque ci si metta subito. Io verrò a Milano quando lei mi avvertirà. E leggeremo qualche brano. E le darò del denaro.  
  Va bene? Resto dunque in attesa di Sue notizie. Con amicizia
                                                                        Neri Pozza
26 aprile 1950
Caro Buzzati,
   anche i nuovi pezzi vanno bene. Soltanto voglio dire che non sono “storie” – e questo dico solo per riferirmi al titolo da Lei proposto – ossia che non sono tutte “storie”. Molte – entro nel merito del carattere – sono meditazioni, riflessioni, pensieri di un poeta. Col titolo vada dunque cauto, per non incappare proprio nell’errore che Lei vede nei titoli che sono truffe. (…) E’ mio perfetto convincimento che il libro che Lei mi sta preparando è un libro serio, vivo, necessario alla sua storia di scrittore. (…)  Senza questi frammenti, - andando avanti nel suo lavoro – i lettori non capiranno mai che sotto il suo mondo di fantasia v’è un mondo morale serio e compatto.(…)
                                                                      Suo Neri Pozza
 
 
(post pubblicato oggi nel mio blog, qui)
 
Posted on mar 26, 2006 at 10:57PM by Registered Commentercaracaterina | Comments Off

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