Sono le quattro meno un quarto. A metà mail mi alzo e metto su un tè.
Ho lavato il lavello di cucina e tutto il comparto immondizie, sacchetti, detersivi. Mani secche di cif (si mettono i guanti, dite voi - non è roba da uomini, dico io).
Faccio le pulizie in casa quando devo scaricarmi e mi sopraffà il disgusto del lavoro intellettuale.
Così, negli ultimi giorni preparo delle cose per scuola che mi piacciono, ma le devo impacchettare per bene per un convegno e allora non mi piacciono. Ho dei colleghi che mettono certe forme dello zelo davanti a ogni altro senso del nostro lavorare e non lo sopporto.
E allora giù cif e cera per i pavimenti.
L'ho presa larga.
Vengo al punto.
Scrivere La Macchina Ideale: mi sono entusiasmato, ho imparato molto. È una storia, un progetto che mi ha dato molto, mi ha fatto sentire bene con me che scrivo. Erica, pure lei sì con molta discrezione, si è fatta tramite per suggerimenti e commenti a cui ho molto pensato.
Voi avete una sensibilità diversa dalla mia (maschi e femmine, montagne e mare, generazioni vicine ma molto diverse) ma - anzi, senza ma, ci vuole un allora - allora la storia si è costruita e scritta davvero anche con voi. Se uno scrivendo ha dei lettori ideali (anche in senso tecnico della semiologia) - ebbene nella platea c'eravate voi. Come l'attore, no, che vede il suo pubblico: fra quei dieci dodici che avevo davanti mentre mettevo su la mia recita mi guardate anche voi.
Quello che fate con la Untitled mi piace molto. Forse lo dico un po' da blogger, per quanto blogger atipico (?).
Una cosa sola, per es.. Vedo le rassegne stampa, cerco di interpretare l'impatto che il vostro progetto ha intorno a voi, nei luoghi dove arrivano i libri, dove se ne parla, sulle recensioni ecc. (lo faccio anche per una questione personale: in che progetto sono coinvolto, chi vedrà il mio nome e la mia storia mi indentificherà con che cosa, con quali valori e con quali percezioni? non sarà mica che mi sputtano in una cosa che non va?) e mi accorgo che la percezione è di una cosa molto seria e molto appassionata, assolutamente non casuale e costruita bene in uno spazio che è il suo. E sono sicuro, davvero, che il senso di serietà e di passione c'è perché ce lo mettete voi tre. Voglio dire, voi tre come persone, con il tempo e le parole e le immagini che ci mettete.
Siete credibili, non dilettantesche: l'avete voluto fare e lo fate. Chi ve l'avrebbe fatto fare di buttarvi voi e i vostri soldi e il vostro tempo? E pensate di farcela senza velleità vuote. In maniera potente e credibile (io ci ho creduto, perlomeno).
Ecco. Credo che adesso l'importante sia tenere alta la qualità di quello che pubblicate.
Ed è vero, sono discreto al limite della reticenza. Queste cose le penso davvero e parecchio e non poteva essere che arrivassimo a pubblicare senza essersi detti qualcosa in più.
E aspetto il momento buono per avere del tempo - un viaggio in macchina, mezza cena, i tempi attorno a una presentazione - per parlare ancora.
Per parlare di tutte quelle che è necessario siano dette intorno a un libro che nasce.
Ecco, ho scritto e non ho messo su il tè. Adesso ci vado.
Mia figlia viene qui vicino e mi dice: mi è nato un figlio, papà. E tira fuori un coniglietto di peluche da sotto la maglietta. Poi dopo la porto a fare un giro, che è sabato pomeriggio, c'è la fiera di San Giuseppe con gli stand degli animali veri.
Ciao
M.