Ridisegno intermedio del territorio 3
Lavoro lavoro lavoro. Non mi stanco di ripetere questa che secondo me è una parola-chiave assoluta. E che fa veramente la differenza. Quando penso alle competenze è proprio perchè penso che il lavoro sia l'essenza di una persona, quindi abbia necessariamente a che fare col suo "diario". Mi va anche bene che, come dice Effe, si scriva quel che si è. Ma si è in quanto si fa. In quale altro modo si esiste sennò?
Nelle sere-notti di Genova, complice tutto, compresa la presenza della Brioche, pensavo a questo mito dell'altrove. E dicevo, qui, a Genova, l'altrove non può essere mito ma storia, e lavoro. Qui l'altrove è sempre stato nelle navi nel porto, nei vicoli dove la gente che lavorava se la giocava con le oligarchie (che lavoravano), qui il sudAmerica e le lingue iberiche (od orientali) stavano e stanno nelle lettere commerciali e degli emigranti, altro che la scrittura che non c'è! Tutte queste frasi a effetto sulla scrittura rimandano piuttosto - e in parte inconsapevolmente - all'alienazione, per dirla con le parole di uno che dovrebbe essere ristudiato da capo a fine. E' per via di questa alienazione che l'idea del "diario", che è invece è una riappropriazione di se stessi, non viene compresa. Anche perchè l'idea di "identità" implicata da un "diario" è un concetto discutibile e complesso, anche per questo è più comoda l'alienazione. E anche per questo il nostro progetto ha pure un valore politico, come ho detto a Torino.
InEdita secondo me è stato un discrimine, da questo punto di vista. E assai importante.
C'è ancora tutto da dire e l'ho già fatta lunghissima, scusate. Estenuatamente vostra, abbracciovi.
