Blog-meccanismi e blog-vetrina
Ieri ci hanno chiesto per posta, per la terza volta, se riceviamo manoscritti (che poi è buffo, che si chiamino ancora manoscritti..). Ho ringraziato per l'interesse (era anche una lettera divertente) ma ho risposto naturalmente che no.
Non è solo questione di arrogarci tutto intero, all'origine e senza sollecitazioni, il diritto di scegliere: il concetto da chiarire ogni volta riguarda piuttosto l'oggetto specifico della nostra attenzione, e quindi della nostra selezione, che non è il pezzo (il singolo romanzo, o una semplice raccolta di brani), ma il blog. L'Oggetto Blog, questo misterioso.
Stamattina stavo leggendo questo (vecchio?) post su Webgol, riguardo all'opportunità (e al valore) dei commenti ai post "narrativi". Mi è sembrato strano, dopo tanto tempo e tanta scrittura "da blog" passata sotto i ponti, che una questione di questo tipo sia ancora di qualche attualità. Poi ci ho pensato meglio e ho deciso che non è strano per niente: molti blog stanno diventando una vetrina, e vengono "allestiti" come veri e propri book di presentazione del proprio lavoro, quindi come vere e proprie raccolte di pezzi da mostrare - perché stupirsi allora, se ogni tanto torna alla ribalta il problema dei "commenti a un racconto"?
Allora ho commentato così:
A me i commenti piacciono. E nei commenti al mio vecchio blog, spesso, sono successe cose incredibili. Ma a monte c'è una riflessione importante da fare secondo me, e cioè che stiamo parlando di blog, di post, di scrittura in rete, e cioè di un campo narrativo assai specifico. Un vero "post narrativo" non è, non può essere, un semplice "racconto": dev'essere qualcosa di più e di meno allo stesso tempo. Un vero "post narrativo" (aperto ai commenti) dovrebbe essere proposto e progettato come un meccanismo a orologeria, come un dispositivo, o come una wunderkammer, se no il sistema post-commenti non funziona, diventa una semplice giustapposizione di umori, quindi inutile. Insomma, se il blogger che racconta si irrita poi per un commento svergolante, la colpa è tutta sua: il blogger dovrebbe essere un regista, prima che uno scrittore.
