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Scala di grigio

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A me quel Giacometti lì non dice proprio niente. Mi sembra finto, ma non volutamente finto. Non c'è un briciolo di ironia. E' una claustrofobia costruita a tavolino giusto per compiacersi, per dirsi "guarda un po' quanto sono bravo, eh? a mostrare il nulla". In questo senso dice molto, naturalmente, di una teatralità da gadget, di un kitsch che non sa di esserlo. No, il personaggio non è questo. E' migliore di questo. Non c'entra, ma c'entra: mi viene in mente un artista davvero maledetto delle mie parti. E' Stefano Grondona. Una volta ho visto una sua mostra. Chine nere che disegnavano su fogli bianchi interni di bagni densamente piastrellati a rombi deformati. Un disegno di vortici geometrici che sembrava di starci dentro ai sifoni di quei lavabi. Un mio amico ha un suo pezzo a colori, piccolo, sarà un 30x20: strati sovrapposti di legno di balsa da cui è stata asportata la parte centrale sagomata a pugnale. Lo strato esterno porta un vuoto grande, quelli inferiori sempre più piccolo e tutto finisce in un buco centrale. Ovviamente nero. Lì la misuri la distanza fra un'autorappresentazione idealizzata e la capacità di vedere. (caracaterina)

Interessante. Interessante, dico, il "perché no Giacometti / perché sì Grondona". E' così facile vederlo, così come lo spieghi tu, e soprattutto guardando bene quel quadro di Grondona, quello dei condomini, che secondo te ha molto più a che fare con la sua storia rispetto al quadro di Giacometti. E ancora più interessante sarebbe ragionare sul fatto che lui non veda (non veda "ancora") questa cosa, e tu invece sì. Ragioniamo. Una persona che scrive, anche in modo molto complesso, non riesce poi a fare del suo testo che una lettura elementare, di primo livello direi. Magari riesce a complicarla in superficie, ma non riesce mai a scendere allo strato sottostante. Come se da una certa profondità in poi riuscisse a scendere solo il Lettore. Forse sta qui, il lavoro dell'editing: riuscire ad attingere a un "secondo livello" di lettura, in un momento in cui l'autore è ancora tutto impegnato (sia pure solo mentalmente, a opera finita) nella sua scrittura. Una volta  ho detto che scrivere e leggere "sono la stessa cosa". Beh: non sono più tanto sicura. (untitled io)

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A me il quadro di Giacometti piace, continuo a vederci una relazione con il personaggio del libro e con l'ambiente in esso descritto. La sensazione che ho avuto io è che personaggi e spazi fossero ricoperti da una patina di quello che in un primo momento avevo percepito essere polvere. Poi, però, ho pensato alla grafite, materia di cui è composto il cuore delle matite, strumento di scrittura e di disegno. E, pur continuando a trovare una corrispondenza tra il quadro di Giacometti e il personaggio del libro (osservati da occhi refrattari a qualunque genere di consolazione), la memoria è andata a un altro quadro. E' uno schizzo di Zoran Music. Ad ogni modo, la scala di grigio continua a essere il leit motiv dei nostri commenti e questo, a un osservatore esterno, potrebbe apparire come sintomo di mediocrità. A me invece da sempre il grigio ricorda i fumetti di Ars Spiegelman o film come Sciuscià o Umberto D. o i bellissimi tailleur anni 80 di Armani, ma qui mi fermerei. (fainberg)

Ah, quella faccia tutta nera, tutta mascherata. Un omino devastato. Quella mollezza delle carni, quella forma afflosciata, quel disordine è ciò da cui il protagonista fugge. Vuole ordine, pulizia, vuoto. Music gli dice: no, caro, siamo così. Ma Elvira e Matteo non ne vogliono sapere, hanno una dignità piccolo-borghese da difendere ad ogni costo, loro. (caracaterina)

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Posted on giu 14, 2005 at 06:27PM by Registered Commenteruntitled io in | Comments Off

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