declaratiòn, declamatiòn
Molto meno pratica di untitled_io, che giustamente pensa alle questioni serie, anch'io ho trovato qualcosa. Potrebbe essere il nostro manifesto, il nostro ipse dixit, la nostra auctoritas. Se ci chiedono i documenti ("Favorisch'i dogumente"), eccoli qua:
Un'impresa. Noi siamo un'impresa mutante. Un laboratorio narratografico, che non sviluppa fotografie ma racconti. Sviluppare racconti, significa raccoglierli, farli tradurre, metterli in circolazione, farli intendere e leggere... Ristabilire le connessioni tra autori e lettori, rioccupando lo spazio intermedio che si desertifica (...) esumare narrazioni sepolte, lingue che si nascondono, resuscitare storie dimenticate...
Non è lavoro da religiosi, nè da avvocati o devoti pro-diritti-dell'uomo! Ma da agrimensori, ingegneri del suono, ricercatori di oralità. Da architetti della narrazione, gente di voce e di viaggi, attori, individui ben desti. Niente di umanitario in questo. Amanti del reale!
Questo libretto l'ho quasi finito, mancano poche pagine e quelle già lette sono tutte orecchie e sottolineature. Sono dalle parti in cui Christian Salmon, spiegate l'origine e la fine del Parlamento degli scrittori e rinforzato dall'organizzazione delle Città-rifugio per gli scrittoti esuli, parla di Kafka come del suo modello di "politica della letteratura" e, fra i tanti riferimenti al praghese, racconta un aneddoto: "Un giorno a Berlino incontra una bambina in un parco. La piccola piange perchè ha perso la sua bambola. Kafka le spiega allora che la bambola non si è persa. Che è sicuramente andata a fare un viaggio. E che senza dubbio le scriverà una lettera. Il giorno dopo, Kafka torna e porta alla bambina una lettera della bambola che lui stesso ha redatto. Fa la stessa cosa nei giorni seguenti, portando ogni giorno una nuova lettera alla bambina. Alla fine, la bambola racconta che si sposerà e che ormai non potrà più vedere la bambina e scriverle."
"Lo scrittore è un gaudente", commenta Salmon. "Il suo dono principale è una certa resistenza o persistenza in lui di cose vive."
