La rete è piccola per noi, troppo piccolina...
Dall’altra parte della piazza, quella con le fontane, entra la Letteratura: c’è la presentazione del Premio Strega. Era alle ore 18, già. Ecco perché ho visto quello della minimum fax, uffa-come-si-chiama? passeggiare lungo la strada andando nella mia stessa direzione. E io che credevo… Del Premio Strega mi sono ricordata solo oggi che ho letto l’articolo sulla Repubblica-Il Lavoro. Ho capito, allora, perché Andrea il libraio si diceva contento della ventina di persone che erano invece riunite lì, da questa parte della piazza con le fontane, a sentir raccontare attraverso quali canali un signor Nessuno, un untitled, è riuscito a pubblicare.
Questa sarebbe una sala grande, se fossimo in un appartamento. Ma siamo nel Palazzo della Borsa, sull’angolo arrotondato di via XX Settembre, e tutto ha una dimensione magnificente, soprattutto di là, nel Salone delle Compere, dove stanno i banchetti dei piccoli editori più o meno global-local e fra tutto quel decò, art nouveau e tutti quei bersò sembrano quasi degli stand. Molto quasi. PAROLE PER PIACERE PAROLE PER CAMBIARE. Festa della piccola editoria. 26-27-28 maggio.
("Annamaria Rimoaldi è il Premio Strega", scrive Michela Bompani nel suo articolone, dove porrà al Premio la seguente domanda: " Com’è posizionata, a livello nazionale, l’editoria genovese? Qui è nata l’esperienza, alternativa al mercato, di Liberodiscrivere" [link mio, of course]
"Da Roma, Genova, editorialmente, è abbastanza invisibile. Ed è un peccato. Dovreste fare come Roma fa da due anni, un festival delle piccole case editrici". Segue altra domanda etc. etc.)
Dovrebbe esserci Silvio Ferrari ma non c’è. C’è, naturalmente, Monica Lanfranco, l’instancabile organizzatrice di tutto questo, che introduce i "raccontatori" presenti (non tutti quelli in programma) e poi ci lascia liberi di "autogestirci" l’incontro. Più movimento e movimenti di così. E’ stato bellino e poverino insieme. Poverino ma bellino.
Daniela Rossi, pubblicata da Fazi, ha iniziato il giro accattivandosi immediatamente la sparuta ma attenta e ravvicinata platea, prima con la sua storia vera (e, in effetti, dura) e poi raccontando della truffa subita alla pubblicazione del suo primo libro. Ho imparato che le case editrici truffaldine sono definite "di quarta dimensione". La Rossi non è arrivata a Fazi da sola ma tramite l’agenzia letteraria Grandi Associati. Poi c’è Federico Faloppa e qui siamo più sull’accademico-amministrativo: un saggio, da Garzanti, attraverso l’università (prof. Beccarla) e il comune di Torino. Lucia Cucciolotti, di nome e di fatto, ha invece pubblicato il suo primo libro con un’antica conoscente, divenuta poi amica, tale Lorena, che ha così fatto uscire la sua prima pubblicazione come casa editrice. Edizioni dell'Anthurium. Quando si dice esordire! Poi c’era la brasiliana migrante, e mi dispiace non aver afferrato il nome, e le sue avventure con centri sociali e simili.
E la Rete? chiederete voi, mie piccole lettrici.
Già. La Rete ha fatto la parte del leone e ha tenuto banco per quasi tutto l’incontro perché i due lettori genovesi (Paola Repetto e Michele non-mi-ricordo) dei Quindici di WuMing Foundation sono istrionici e liguri nell’accento che manco Crozza e la De Signoribus al tempo dei Cavalli Marci. E fra la quindicina (beh, tolti i "relatori", fate il conto) di ascoltatori partecipanti, almeno la metà erano persone aspiranti alla pubblicazione.
Che non sanno proprio niente della rete, tranne che si può usare come un enorme ufficio postale dove non si fa la coda e aperto a tutte le ore, ma, proprio anche per questo, da guardare pure con una certa diffidenza.
I Quindici hanno spopolato e catalizzato l’attenzione delle pochissime persone rimaste dopo l’annuncio che la seduta era tolta. Il punto che è molto piaciuto, mi sembra, è quello per cui loro si propongono come lettori, veri, disponibili e alla pari con lo scrittore (tutti untitled, insomma) e che garantiscano, prima di tutto, una risposta personale in ogni caso. In più hanno questa rivista (anche se la conoscevate già, ho messo lo stesso il link di tutto in osservatorio) che, se piaci a un tot di loro, pubblica i racconti in rete e almeno lì un pubblico ce l’hai. Se poi arrivi a Einaudi Stile Libero… Comunque nessun cenno all’esistenza di blog. Solo invio di files, grazie. Mettersi in coda e attendere qualche mese. Ma no, vabbè, qualche volta qualche settimana.
Ho evitato di parlare pubblicamente di Untiti.Ed. Mi sembrava scioccamente competitivo nei confronti dei Quindici e, davvero, erano tutti così digiuni di Rete che mi sentivo davvero una strana. Mi è venuto in mente quando Anna mi raccontava che strelnik, a Napoli, le diceva quanto gli sembrava "avanti" l'iniziativa di Untitl.Ed
Comunque, anche se è una cosa che so per certo e si può dire tocco con mano in continuazione, mi stupisce proprio tanto constatare ogni volta quanto la rete, che per noi è vitale, sia così piccola, invisibile e misconosciuta. Parlare di blogger e di una casa editrice di blogger è una fatica a prescindere.
