Impresa agricola o industria artigianale?
Un mio amico dice che l'industria editoriale non ha niente di industrioso. Somiglia piuttosto al lavoro agricolo: stagioni di raccolto e di semina, tempi che non puoi forzare (e dunque attese, pazienze), climi che non puoi prevedere, impianti lentissimi a crescere - che ti lasciano spasimato a pensare che se poi va male qualcosa, ci hai rimesso davvero un sacco di tempo.
Lui sostiene che per i libri è così. Che chiunque pensi ai libri come a prodotti, è fuorviato da una falsa analogia. Bisogna pensarli come frutti, dice; e per pensarsi editori bisogna immaginarsi coltivatori o al massimo, se proprio vogliamo, imprenditori agricoli.
Già, gli dico io; e gli autori come mezzadri, magari.
Eh eh dice lui, proprio così, proprio così, e ridacchia.
(Zwie)
Io penso che Untitl.Ed possa essere una specie di industria artigianale: a monte c'è un progetto, l'idea di un certo tipo di produzione, poi ogni artigiano crea il "suo" pezzo. Unico e irripetibile, ma che sia nel segno di quel progetto, e che sia espressione viva (meglio ancora se inaspettata) di quell'idea.
Un artigiano è qualcosa di più di un mezzadro, secondo me, perché il mezzadro non ci mette del suo in quello che fa, mentre un artigiano ci mette anche quello che pensa, quello che sa, e soprattutto quello che è. E poi l'artigiano (l'artista) firma "sotto" il pezzo, o in un angolo, c'è una bellezza e una forza in questo, una sicurezza, una responsabilità, e allo stesso tempo così poca vanità...
(untitled io)
Ci aiutiamo con paragoni per definirci ma resta sempre qualcosa che sfugge. La tua idea, e. in c., salvaguarda la personalità e l'autonomia dello scrittore e la sua, da più parti rivendicata,responsabilità. Ma, per quanto riguarda la nostra parte, quella della casa editrice, non trovo molto diverse le definizioni di industria agricola e industria artigianale. Entrambe presuppongono un'idea di limite da gestire: gli autori non saranno mezzadri, ma nel nostro progetto non c'è forse (come in tutti i progetti) l'aspettativa di veder crescere e condividere i frutti? Ma qui non si tratta di definire "soltanto" delle aspettative e delle relazioni. Qui si tratta soprattutto di pensare a delle operazioni. A ciascuno il suo. Per questo me la sono cavata, un po' di sghembo, lo ammetto, con la definizione della pilotina. Contiene la componente del rischio, del rapporto con gli elementi esterni della realtà, l'idea di punto di arrivo e la componente di responsabilità dei capitani delle due navi. Ed è soprattutto un lavoro di manovre.
(caracaterina)
