blogger-autori e blogger-editori
(riporto qui per intero il mio commento a questo post di farolit, in ineditablog):
"Quali sono adatte alla selezione naturale della specie libresca lì fuori, nel mondo reale? Quali possono trovare accoglienza?" Ecco, Farolit, è proprio quello che cerchiamo di scoprire (e chi ci segue sa che sulle questioni che tu poni il dibattito nacque nel blog di Ioepalmasco quasi due anni fa), alla Untitl.Ed. E' vero che, come scrive marzia qui sotto, l'editoria è piuttosto refrattaria al fenomeno blog, o, meglio, ha cercato di interpretarlo secondo schemi "vecchi" - pubblicazioni di post o raccontini - che non hanno avuto seguito, come ha ricordato qui FulviaLeopardi. Inoltre, sì, MassimoSdC ha ragione, l'approccio a un libro è completamente diverso di quello a un blog. Ma, se di un blogger che si segue più o meno quotidianamente, si comincia a considerare, anzichè il singolo post, l'intero blog, l'insieme dei suoi toni, delle sue variazioni,(soprattutto quelle meno volute :)), della sua "architettura", come tutti sappiamo si trovano scritture e costruzioni molto personali e stimolanti. E spesso accade proprio con quelli che hanno meno audience, e che perciò - non sempre, è ovvio - sono più liberi di non corrispondere alle aspettative dei lettori e si danno, invece, più apertamente, ad assecondare le proprie di aspettative. Quelli che, magari, "non vedono nè si aspettano ascolto o mercato per ciò che scrivono" :) e che, perciò, hanno uno sguardo in tralice sul mondo, un'attenzione per ciò che è apparentemente più insignificante nella sua modesta mancanza di spettacolarità, un linguaggio più quotidiano ma personale, scaleno, "immediato". Almeno questo è quello che pensiamo alla Untitl.Ed in quanto editrici ma, soprattutto e prima di tutto, in quanto bloggeresse. E se l'editoria non va ai blogger perchè poi i blogger non possono, mantenendo gli elementi di fondo della loro scrittura, farsi editori? Il grandissimo fenomeno della scrittura in rete non potrà mai avere visibilità e autonomia rispetto ai grandi mediatori della comunicazione se cerca di imitarne i modelli linguistici e vi si subordina. La strada che a noi sembra di poter battere è quella di farsene carico in proprio, di questi modelli. Assumendosi il rischio di ricoprire noialtri insieme, blogger-autori e blogger-editori, tutti quei ruoli che farolit elenca in questo post.
