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Com'è andata a Passaparola

Tutto è andato come doveva andare. Cioè: male e anche bene. Male perché niente è andato liscio con gli spostamenti, e abbiamo perso pure due voli. Bene perché stamattina soono andata al Forum, ci sono rimasta diligentemente fino all'una e mezza, e dopo una passeggiata una brioche e un caffé, ho deciso di non tornarci per la sessione pomeridiana, e di non andarci neanche domani. Se mi aspettate un pochino, con calma vi spiego perché.

Dunque. Come potete immaginare, lo stato d’animo non era dei più allegri: la prospettiva di andarci da sola non mi attraeva per niente, e sapevo che stavolta sarebbe stato utile ascoltare E discutere fra noi di quello che si stava ascoltando, “stare in mezzo” e approfittare per fare alcune considerazioni comuni in diretta. Vabè. Stamattina, per di più, non mi sentivo per niente bene, quindi sono partita tardi, ho rischiato di rimanere senza benzina, non ho trovato parcheggio che in divieto di sosta, ho preso il badge a volo e insomma sono entrata che un po’ volevo stare ancora a letto a dormire e invece ero lì in versione ectoplasmatica.
Belle le relazioni introduttive (Silvia Godelli, assessore regionale alla cultura, che è sempre un piacere sentir parlare, Laterza vivace come al solito, e poi un certo Luis Gonzales, della fondazione German Sanchez Ruiperez, sulla promozione della lettura in Spagna). Dopo di queste, la giornata proseguiva in un modo diverso da quello dell’anno scorso.
L'anno scorso erano tutti interventi singoli, uno dopo l’altro e di dieci minuti secchi l’uno, ed erano interventi molto particolari, dal partecipante più “grosso” e istituzionale alle realtà più marginali, tutto importante, tutto estremamente partecipato e vivo e anche teso. La sensazione dell’anno scorso è stata davvero quella di un grande laboratorio, dal quale sarebbero nate cose concrete.
Quest’anno invece gli interventi sono stati organizzati a tavole rotonde successive, otto persone per volta, “moderate” e animate da Marino Sinibaldi. Io ho visto la prima: Tullio De Mauro, Chiaberge, Carmine Donzelli, poi Oliva (l’assessore alla cultura del Piemonte), poi una signora che parlava di scuola che forse era Anna Cantatore dei Presidi, una delle responsabili delle librerie Stoppani (quelle dei libri per bambini), e di nuovo Giorgio Todde, il medico-scrittore del festival di Gavoi che avevo ggià sentito l’anno scorso.
Beh. All’improvviso, non si era più al Passaparola come quello dell’anno scorso (teso, preoccupato, vivo), ma a Mantova al festival della Letteratura. Il cambiamento di atmosfera, credo, era dovuto proprio alla presenza di Sinibaldi come conduttore-animatore, che ha fatto sì che tutto diventasse impercettibilmente più vetrina, più sofisticato show, e meno sostanza. La mia sensazione di spaesamento ha trovato conferma quando sono uscita: un signore del pubblico, alzandosi, ha detto a una sua amica (facendo due gesti tipici con la mano, prima a cucuzza e poi con l’indice a vite e il pollice aperto): “e beh che si è detto? Niente! NIENTE! Il vuoto totale!”. Allora non era solo una mia impressione (per quanto la mia fosse meno drastica).
Ora a me piace andare lì a sentire persone come Laterza e come Donzelli, che per me rappresentano la grande tradizione editoriale meridionale, e cioè prima di tutto una modalità, un modo di essere intellettuali E imprenditori, di vivere nel presente e di farsi carico del passato, un modo anche di lavorare insieme agli altri, e tutto. Ma questa trasformazione in fatto mediatico, in “trasmissione culturale” alla Fahrenheit, non mi è piaciuta. Secondo me era estranea allo spirito del forum, ne diminuiva la sostanza laboratoriale e sperimentale, era un po’ come assistere a una di quelle cene con Philippe Daverio in tivù, dove certo è bello sentir parlare persone colte e divertenti e acute, ma insomma si assiste a “conversazioni fra intellettuali”, e ogni tanto va bene, però non è cultura attiva ma cultura continuamente dispiegata e vulgata, che in qualche caso si compiace di sé stessa, delle proprie riflessioni, delle proprie indignazioni anche, ma così, davanti a un bicchiere di vino. E dei libri non si può più parlare, neppure metaforicamente, davanti a un bicchiere di vino. O meglio: davanti a un bicchiere di vino è bene che si trovino tutti gli operatori in privato, ogni tanto per raccordarsi e per immaginare qualcosa di concreto da farsi, ma non per mostrarsi al pubblico in una generica lamentela, sia pure molto ben fatta e molto ben esposta.
Queste le ragioni per cui, alle due, il mio malessere fisico (ero molto stanca e leggermente influenzata, come ho detto) ha preso il sopravvento sull’animo della docile uditrice, ho preso la macchina e me ne sono andata. Peccato, oppure cosa fatta capo ha, non so...
 
Posted on nov 5, 2005 at 08:20PM by Registered Commenteruntitled io | Comments Off

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