APPUNTI DELLA REDAZIONE
Il blog-bacheca di Untitl.Ed: appunti sull'andamento dei lavori, riflessioni e pubblici avvisi.
La redazione di Untitl.Ed è composta da caracaterina, fainberg e untitled io.
Da Tez (TheWreck): Animanti
"Un libro a più origini vuol dire un poliedro che girato tra le mani non restituisce mai la faccia esplicativa, quella che spiega tutto. Non c'è ermenenutica che tenga qui, la parte non restituisce il tutto e al tutto non importa della parte.

Secondo appuntamento In_The_Pending Libri: LA NONVIOLENZA DIFFICILE
Domenica 7 marzo, qui ad Andria, per il secondo della serie di appuntamenti In_The_Pending Libri, Untitl.Ed lascia perdere per un attimo i propri libri, e vi invita invece a una conversazione con Antonio Vigilante: studioso del pensiero nonviolento, ma anche poeta e blogger (per tutti in rete: minimokarma). Davanti a un tè o a una cioccolata calda (a cura del Noir), nel soggiorno di una piccola casa accogliente. L'appuntamento è in via Gelso 54, alle cinque di pomeriggio (e per forza: se è un tè...)
Nota: può darsi che dovremo sederci sulle scale, comunque troveremo il modo di metterci comodi.

Prima serata In_The_Pending_Libri: SGABELLO (in videochat)

Vabbè avevamo una scaletta. Ma ce ne siamo completamente scordati.
Comunque la presentazione di Sgabello (al Noir di Andria, per la prima serata In_The_Pending Libri), è durata ugualmente un'ora e mezza: a noi è piaciuta tanto, e a parte che Sarah è stata bravissima, ci sembra di aver parlato di cose importanti.
Qui sotto due prove di trasmissione (trovate tutto nel blog di Sarah, anche gli altri cartelli).
[le foto in alto sono di Sarah Spinazzola e di Valentina Lomuscio]
[i video sono di Sarah]
[la scaletta è di Nic]
Sgabello In_The_Pending

sabato 27 febbraio
al NOIR, via De Gasperi 19 - Andria
ore 20.00
Untitl.Ed & Sarah Spinazzola
per

"Io l'ho sempre persa"

Ha in sé due facce, una felice, l’altra spaventosa, la bellezza, ricorda che il tempo è limitato, che le cose non si possono mai godere se non quando si stanno per perdere, la bellezza, stiamo sempre per perderla. Io l’ho sempre persa. Ma quando c’è il cuore si allarga e viene da ridere, come scemi.
[lavori in corso, stay with us]
Tez legge Sgabello
Perché non succede nulla? Perché è così che deve andare. Lei sta seduta sulla tazza, chiusa dentro il bagno e sembra non ci sia più nessuno sulla faccia della terra salvo lei, la madre e la sorella. Non succede niente perché è già successo tutto?
Tez legge Sgabello, qui.
Via Padova e Villa Pallavicini (da Michele)
Dopo i recenti fatti di via Padova: una nota di Michele ricorda qualcosa che abbiamo visto tutti, quella sera.
I ricordi della serata si vanno precisando così, poco a poco. Una cosa è certa: non è stata una serata qualunque, c'era da mettere attenzione alle cose.
Il mese scorso sono stato a VIlla Pallavicini, per un reading dell'editore UnTitled: è accanto a via Padova, dove ci sono stati i fatti di Milano di questi giorni. E' un bel quartiere, attraversato da un naviglio, con della gente normalissima che fa cose normalissime. A Villa Pallavicini c'è una scuola di italiano per stranieri, fatta da un'associazione meritevole; è un bel posto dove si può anche mangiare, ci sono le sedie di legno e dei mobili molto vintage. Prima del reading c'era la scuola, con gli allievi di molte nazionalità che chiacchieravano dopo le lezioni nel giardino, e i maestri di italiano che mangiavano i panini al bancone del bar. Poi un paio di gruppi andavano nelle osterie con la bandiera del Milan fuori, ne ho visti alcuni a un tavolo quando sono uscito anch'io a prendere un tè.
http://www.villapallavicini.org/
E comunque un incontro con i peruviani l'ha avuto anche lei, che leggeva al reading quella sera.
[Michele Ruele: Via Padova e Villa Pallavicini, nota in Facebook del 13/02/2010]

Poveri corpicini gli animali...
Dalla pagina di Facebook "se hai letto almeno un libro Untitl.Ed..." (dov'è da poco ripartito il concorso per la migliore recensione): un'altra lettura di Animanti, da Gian Maria Turi.

Poveri corpicini gli animali, anche se sono rinoceronti. Perché più di quei loro corpi hanno poco, e lo sanno. O almeno si presume che lo sanno. Hanno una gamma di sonorità, qualche sguardo, un loro puzzo da portarsi appresso, reazioni programmate o programmatiche.
Hanno e condividiamo delle forme – "le giraffe coi pomelli in testa" e il collo troppo lungo, l'elefante con quel naso buffo, le farfalle con le ali incipriate e basta un soffio più forte che si atterrano, noi con le manine e i diti che ci piace infilarli dappertutto. Forme che delineano destini. Quello che fa, quello che striscia biscia, quello che morde e succhia – gli orsi con quelle linguette di 50 centimetri per infilarsi nelle cose dolci e quei dentacci intartariti osceni.
"Animanti" il libro mostra uno spazio che condividiamo con le bestie. Non lo spazio dei bestiari di un tempo, che mettevano in scena i vizi e le virtù degli uomini per dare insegnamenti morali in forma di animali. Allora lo spazio condiviso era un'immagine e un'immaginazione. Le bestie ce le avevano intorno: erano ostilità o cibo. Oggi che invece le abbiamo ripudiate e catalogate per benino, che ci divertiamo a farne classifiche dove il cavallo non si mangia ma la mucca sì, il delfino è intelligente e non si tocca ma il tonno 'sti cazzi, lo spazio condiviso è una discarica dove degli animali non rimangono che i corpi o i pezzi dei corpi. Del soffio vitale degli animanti non importa nulla. Del soffio vitale in genere non ce ne frega. Aquila, bue e leone non sono più evangelisti.
Sono rimaste, di loro e di noi, le frattaglie, avanzi di macelleria, suture, impianti di organi; non miniature capitali in oro di misteriose fiere ma brandelli di chat; niente più "tiger tiger burning bright", perché "la tigre” d’oggi “è la tigre bianca del manifesto di Armando Testa per il Lavazza Greatest Show". Gli animali del bestiario “Animanti” non sono più le bestie: sono gli esseri umani nati dopo lo scempio naturale o prima forse, al tempo in cui le bestie non erano ancora create. Gli uni e gli altri un po’ stupiti da quegli esseri polimorfi che si ritrovano intorno.
La resurrezione dei ricordi

(...) 44 brevi capitoletti più un epilogo. Siamo al ritorno, il lungo viaggio passa da “Roma Genova Nizza Toulon Lourdes Hendaya Burgos Orense Vigo”.
L’epilogo è ambientato in Francia, ma è sempre all’Italia che viene riservato il finale vero e proprio. È a questo punto che penso che sia stato scritto per me. Il finale, ma anche il libro. Credo che ogni lettore dovrebbe pensarlo, almeno una volta.
“Se fai la Liguria italiana, la Riviera di Ponente, trovi un posto che si chiama le 5 terre. I poeti inglesi antichi passavano le sere lì facendo tuffi olimpici dalle scogliere. Nelle 5 terre c’è una via, l’hanno chiamata via dell’amore, è un lungo tunnel scavato nella roccia nera. All’ingresso del buco una hostess ti dà una scheda e tu le dai 10 euro e puoi camminarla, tipo via crucis. Ci sono lunghi tratti al sole, lì cammini guardando il mare e ti sembra la resurrezione dei ricordi. Poi altri tratti li fai sotto terra, a braille, vedi cuori disegnati nella pietra con frecce rosse nel mezzo, leggi: io ti amooooooooooooooo. Cose da italiani.
Pensavo che si poteva fare così l’amore, aprendo un buco a forza di bombe nel basalto.
È da 3 mesi e 7 giorni che non ti telefono”.
Lo conosco, quel posto...
[l'intera non-recensione di Sicilia nel blog di filippo - qui]
Il riuscito resoconto della signorina Sarah (parte prima)
22 gennaio 2010
Giovedì 14 gennaio alle ore otto ricordo che sono uscita dal lavoro per recarmi in via Meucci 3 alla villa Pallavicini alla presentazione del libro Sgabello, pubblicato da Untitl.ed editore, esattamente due mesi fa. Sono andata giù per Nino Bixio e ho girato a destra, sono andata verso la metropolitana. Prima di uscire, al lavoro avevo aperto un pacco di mele da quattro e ne avevo lavata una in bagno. Nel tragitto verso la metropolitana ho cominciato a dargli delle morsicate, che sono terminate agli ultimi scalini che portavano dritto dritto alla metro. In verità la mela non l’avevo ancora finita, ma visto che di scalini non ce n’erano più, gli ho dato dei morsi grossi e ho così deciso che l’avevo finita. Anche perché avevo pensato che mangiare la mela dentro i vagoni della metro mi sembrava un po’ azzardato...
[il riuscito resoconto della signorina Sarah continua qui]
Animanti: una lettura. Da Coltisbagli.
20 Gennaio 2010
Inizio a leggerlo, e so già qualcosa. Perché conosco l’editora, perché conversiamo ogni tanto, perché leggo le cose che scrive da anni. Poi so qualcosa dell’autore, o degli autori, insomma di queste voci che hanno scritto Animanti, che prende il titolo dal pre-testo di Leon Battista Alberti (un ampio frammento estratto dal Theogenius che apre il libro e nel quale l’Alberti, citando Plauto e anticipando Hobbes, esprime il disagio dell‘homo homini lupus). Allora inizio a leggerlo random, non sequenziale, come si leggono le enciclopedie, gli alfabeti, gli elenchi, i bestiari, i bestiari fantastici. Ma questo non è un bestiario fantastico, non è il manuale di zoologia immaginaria di Borges. Qui le bestie dicono degli uomini, e gli uomini dicono delle bestie. Gli uomini hanno una malattia che le bestie non hanno: la parola. Io penso che questi (questo, questa, queste…) che hanno scritto Animanti siano più malati di parola degli altri uomini, perché scrivono. E chi scrive è malato di parola due volte. Allora le bestie, penso, un po’ li salvano da questa malattia. Penso queste cose e intanto arrivo a leggere una specie di sentenza: “perché le bestie non parlano idioma“. Decido, testardamente, per partito preso, che faccio di quella frase la mia chiave interpretativa del libro...
[continua qui. Grazie a Matteo]
Animanti in spagnolo. Da Maria.
MARIPOSA CANSADA
el otro día, por la noche, cuando estaba ya en cama, me vino a la cabeza una extraña imagen
una mariposa, más bien grande, pero como todas las mariposas ligera
con alas dibujadas en retícula arabescada negra, digamos grafismos negros sobre un color, digamos, nata o leche
bien, esta mariposa… las alas de esta mariposa están cargadas de cosas. De pequeñas cosas. Primero un montoncito, después un montón consistente por ala. A la vista, como un montón de botes, elementos metálicos, latas, pedazos de tubos, pernos – pernos!- metálicos, por lo tanto, pesados, probablemente angulosos y/o cortantes
la mariposa lleva el peso de dos montones de cosas, en las alas
las alas sufren, la mariposa sufre, pero no se rompen
la mariposa intenta alzarse en vuelo. Parada, ya no puede cerrar las alas. Sufre como dos párpados que no pueden cerrarse, reposan humidificándose pero da igual
la mariposa pliega el cuello hacia adelante, si la mariposa tiene un cuello, como un mulo cargado, un mulo de carga, la mariposa tiene una “carga”, no puede alzarse, las alas se desenpolvan un poco por el roce con las puntas de los metales, los metales relucen ligeramente (pero son grises, gris azulado, gris plomo), las alas de la mariposa son resistentes pero la mariposa no lo consigue. Continúa probando. Prueba indefinidamente. Es ésta la imagen.
MARIPOSA
Algunas mariposas viven solo una hora y sin embargo les da tiempo a cagarse la vida
CARACOL PREDESTINADO
No se puede sacar a un caracol de su concha, si no se convierte en un caracol muerto. Entonces lo dejas como es, lo posas delicadamente en tierra, luego intentas girarte, pones mal el pié, y lo aplastas
Animanti, Untitl.Ed 2009, tradotto da Maria in Lostintranslation3025's Weblog. Grazie!
The Hot Soirée

Queste le foto scattate da palms giovedì sera. Col cellulare. Quasi nessuno aveva macchine fotografiche. E' da un po' che gli eventi Untitl.Ed non vengono fotografati, e se qualcuno fa foto, spesso il rapidissimo giro di "pubblicazioni", insomma il piccolo delirio documentario del giorno dopo, non parte. Sarebbe da chiedersi perché: sono eventi infotografabili? impresentabili? innarrabili? eppure eravamo tanti, arrivati da diverse parti, contenti di riabbracciarci: prima in giro per bar minuscoli e semibuoi, poi sui gradini di un giardinetto in attesa che il posto aprisse, poi appoggiati alle macchine, e infine nel locale, nella villa-detta-locale e dalle molteplici luci, basse e calde, chi ai tavolini, chi al banco del bar, chi su pedane, chi al piano, chi alla finestra, chi fuori a fumare...
no non c'è sufficiente documentazione...
[continua]
Untitl.Ed a Milano


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Il dilettevole giuoco dell'ANNULLO

Questo è il famoso ANNULLO Untitl.Ed, sommamente inutile ma significativo quanto uno vuole, che viene apposto sull'ultima pagina di ogni libro venduto, vinto o omaggiato, insomma consegnato a mano, in occasione di ogni incontro detitolato. L'ANNULLO è stato inaugurato a Firenze, alla cena di dicembre 2009 al Tranvai, e i libri Untitl.Ed con quegli annulli lì valgono già tantissimo.
Cena Untitl.Ed a Firenze
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La cena Untitl.Ed a Firenze, nella quale vi parleremo dei tre nuovi libri usciti ("Guida al prossimo vostro", "Sgabello" e "Animanti"), ma anche degli altri e di Untitl.Ed in generale, sarà mercoledì 16 dicembre alle 20,30 al Tranvai di Piazza Tasso 14/r.
Chi aderirà in tempo (abbiamo già prenotato, però il posto è molto piccolo) avrà diritto a un libro Untitl.Ed a scelta, con annullo-ricordo, che gli verrà regalato al suo arrivo. La cena (prezzo medio 20/25 euro) la pagherete direttamente lì (non c'è niente da versare prima). Per partecipare, l'unica cosa che dovete fare è scriverci utilizzando il nostro solito form*:
www.untitlededitori.com/scrivici
indicando il vostro nome, la vostra e-mail, e il libro Untitl.Ed che avete scelto di ricevere in omaggio (potete consultare le schede-libro qui)
Riceverete un'email di conferma.
*per favore, NON telefonate al ristorante!







